primo giorno
vi annuncio che il primo giorno di lavoro è finito.
ed è andata bene (anche se sono consapevole che la materia dei “primi giorni” è estremamente sui generis: le persone tendono a non volerti spaventare con atteggiamenti minacciosi o schizoidi, il passaggio di consegne è ben lungi dall’essere stato completato e le tue stesse emozioni – tensione, curiosità – sono di natura estremamente volatile e lontane da aver prodotto un precipitato esaminabile).
ma il primo giorno è casualmente coinciso (perché se c’è un ordine prestabilito io non l’ho capito) con un giorno di sciopero dei trasporti. e anche questo è andato bene. e ho capito delle cose. in metropolitana.
ho capito che sono contenta di iniziare a dover prendere la metropolitana (perché finora potevo farlo se pioveva o non avevo voglia di andare in bici) e di cominciare a vedere attorno a me la gente vera (perché finora sfrecciavo in bicicletta e poi salivo su una navetta aziendale. che per quanto uno possa pensare snobisticamente di essere unico e inimitabile, sulla navetta aziendale si è un po’ tutti uguali, a maggior ragione se si va a fare i libri) perché per fare il lavoro che voglio io nel modo che sogno io bisogna conoscere la gente o almeno poterla osservare, ascoltare i suoi discorsi, scrutare la stanchezza sulle sue facce, sbirciare le pagine dei suoi libri e delle sue riviste, analizzare vestiti e scarpe, cercare di indovinare il senso dei comportamenti.
e però spero di riuscire a tenermi lontana dagli automatismi. almeno un altro po’.



Ora che hai cominciato ed è andato tutto bene, posso dirlo: mi mancherai! Soprattutto il tuo giornale al mattino e la faccetta un poco sbattuta ma presente.
bacini.
uaaaaaaah, <3 <3 <3
per ora anche voi mi mancate.
sono triste, sob.