uno dei libri più complessi che abbia mai letto
Forse si tratta semplicemente del fatto che nascondere qualcosa è essenziale all’identità, che, nonostante la moda dei programmi basati su situazioni di vita reale, nonostante i talk show e le tavole rotonde alla radio e le loro opportunità di confessione, abbiamo bisogno che una parte di noi non venga mai svelata, perché più riveliamo qualcosa di noi stessi, più ci avvolgiamo in veli, strati che rifiutano di farsi conoscere, tegumenti aggiuntivi di colpa e occultamento, in modo che ogni ricordo diventi una fiction, un racconto ritoccato, un Bildungsroman, proprio come molte fiction non sono che ricordi velati; le due identità, le due strategie narrative, nascondere e rivelare, dipendono l’una dall’altra e si escludono a vicenda.
difficile dire di che cosa parli.
genealogia della famiglia Moody, critica letteraria di un racconto di Hawthorne, alcolismo, depressione, colpa, simbolo, lutto, America. e molto altro ancora, comprese alcune pagine di inversione della bianchezza Melvilliana, ripescando il nero del velo di Hawthorne e rendendolo simbolo. cosa è “nero”?
Tutta la vita è di ebano, o disseminata di crimini, ovunque il nero del velo
e il tutto ricreato accostando narrazioni, monologhi, citazioni, pensieri, digressioni. proprio come in Moby Dick (qui è Moodystesso a dichiarare il suo debito a quello che è uno dei suoi libri preferiti).
uno di quei libri polisemici, da rileggere anche alla luce delle altre opere di Moody (suppongo e temo, visto che questo era il primo della mia lista). difficile, e forse non perfetto perché così denso da creare precipitato sprecato. ma alcune pagine sono spettacolari e il tutto è magnetico, ipnotico.
di certo, ora capisco l’inserimento di questo scrittore tra “i dieci per il prossimo millennio” nella lista fatta (oramai dieci anni fa) dal New Yorker.


