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7 anni da Genova 2001

la sensazione di panico più forte della mia vita l’ho provata la notte del 21 luglio 2001 sui binari della stazione Brignole*, Genova.

ero con altri cinque o sei amici, in attesa di un treno che ci riportasse a Bologna. il treno in realtà c’era, ma non ci facevano partire. intanto, millemila elicotteri passavano sulle nostre teste (ed è vero, anche se quel giorno, fortunosamente, a noi non era successo niente, la paura degli elicotteri a me è durata per molto tempo), gli altoparlanti della stazione ci informavano che le forze dell’ordine erano appena giù dai gradini dell’ingresso e non potevamo uscire, e la radiolina portatile per tutto il giorno sintonizzata su Radio Popolare raccontava di quello che incominciava a succedere alla Diaz.

ovvero, non era ancora successo niente, eppure il cielo era pesante.

quella sensazione di panico mi ha poi sempre ricordato la mia parte animale, istintuale. ma insieme a lei c’era la consapevolezza che stava succedendo, e sarebbe potuto accadere qualcosa di simile a breve anche a me, qualcosa di ingiusto. ricordo la parte razionale di me, quella che è sempre stata osservatrice al limite della contemplazione silenziosa del mondo attorno, che si guardava attorno. guardavo i miei compagni, dei ragazzi di vent’anni, in pantaloncini e canottiera con la bottiglietta d’acqua nello zaino. e pensavo che era profondamente incredibilmente ingiusto.

*ma non sono sicura di essere ripartita da qui, qualcuno lo ricorda?

- su indymedia
- su carmilla un intervento di Giuliano Genna.


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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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