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diamo i numeri*

sto cercando di confezionare qualcosa che possa chiamarsi “tesina” per il lavoro finale del master in editoria che ho frequentato gli anni scorsi. per cercare dati, sono ovviamente capitata anche sul sito dell’AIE, associazione editori italiani, dove ho trovato un paragrafetto che vi riporto:

“Rispetto agli anni precedenti non si sono manifestati fenomeni di
rilievo nella struttura occupazionale del settore: complessivamente il
settore dà occupazione a poco meno di 20 mila addetti (compresi i
titolari di piccole e piccolissime case editrici). Alla filiera del
libro fanno riferimento anche circa 500 persone impiegate presso
service editoriali esterni, circa 2.700 tra addetti alla distribuzione
e promotori quando non dipendenti della casa editrice, circa 4mila tra
collaboratori editoriali, traduttori, grafici, ecc. che lavorano
esternamente ma con una certa continuità nel settore; in crescita il
numero di persone che lavora in libreria (11.000). Complessivamente lo
stock occupazionale della filiera è stimabile in circa 38 mila addetti.”
(prosegue qui)

poco più avanti si parla del numero di titoli pubblicati ogni anno in Italia: 61 mila.

mi ha fatto pensare che ogni “addetto” confeziona ogni anno circa un libro e mezzo. ovvio che non è così, ovvio che in realtà più mestieri si fondono in un solo titolo, e che ci siano persone che contro la loro volontà abbiano a che fare con millemila titoli all’anno fino a perdere cognizione di quello che stanno facendo. ma è comunque buffo.

meno buffo altro. qualche giorno fa si parlava di quanti libri ci restano da leggere. per stare larghi diciamo un libro alla settimana, e compensiamo attribuendoci altri 50 anni di vita. 2600 libri. peccato che siano un infinitesimo dei titoli pubblicati ogni anno e che per chi fa questo lavoro, la possibilità di leggere quello che veramente si vuole si restringa incredibilmente.

quanti saranno i libri “veri” che mi restano da leggere? tutto appare in un’altra prospettiva ora.

*questo post è idealmente dedicato a mio padre, e alla sua insana ossessione per i numeri e i calcoli astrusi e inutili. a differenza sua, però, la mia conoscenza della matematica o delle più semplici operazioni statistiche si ferma a quanto imparato alle superiori (liceo classico). me ne scuso.
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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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