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Il sol dell’avvenire

A Milano è iniziata Panoramica, la settimana dedicata ai film dei festival del cinema di Venezia e Locarno. Io ho visto questo

Il sol dell’avvenire di Gianfranco Pannone e Giovanni Fasanella. un film documentario che ha suscitato critiche soprattutto da parte del ministro dei Beni Culturali (sic, o meglio sigh) Bondi, che ha affermato, in un comunicato stampa del suo ministero, che “ha già dato precise direttive affinché venga impedito in futuro che lo Stato possa finanziare opere che non solo non mostrano di possedere alcuna qualità culturale, ma che riaprono drammatiche ferite nella coscienza etica del nostro Paese.” [Parlami d’amore immagino sia tutta un’altra storia]. Il prode Sandro aggiunge anche che “d’ora in avanti, costituirò presso il MINistero un comitato, un gruppo di persone, al di sopra delle parti politiche, uomini di CULtura, che Possano consigliare il ministero circa la necessità, l’OPportunità di finanziare film che riguardino il terrorismo”.

lasciando nel suo brodo Bondi, il film mi è piaciuto e a distanza di giorni mi sento di dire che la sua forza sta proprio nel fatto che non è definitivo, non è radicale, lascia una serie infinita di domande e riempie di stimoli, non sarà neutrale ma rimane neutro, cercando di sentire più voci e soprattutto concentrandosi su una città (a fine visione lo descrivevo come un film su Reggio Emilia), su una generazione e su un’atmosfera, impregnata di coscienza sociale, politica, ideologica, storica. quella che ora non c’è più. un documentario che ha un po’ del saggio scientifico, aperto a critiche, confutazioni e soprattutto approfondimenti. come se fosse il primo as-saggio di una ricerca storica che ancora deve andare a fondo.

dopo il film, al dibattito, oltre ai rappresentanti di due associazioni delle vittime, l’ex presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino che ha sapientemente sottolineato che le responsabilità giudiziarie dei terroristi ripresi nel film sono già state attestate e le pene scontate. su un foglietto mi sono appuntata alcune sue frasi: “per capire non si può prescindere dal punto di vista dei protagonisti negativi, interrogati con oggettività.” “la storia italiana o la mettiamo tutta insieme o non la capiamo” “confinare questo pezzo di storia alla dimensione criminale, significa rimuovere una specificità della storia nazionale”.

penso che sia questo il più grande merito di questo film, e Bondi è come sempre immorale!

qui i blog dei due autori del documentario: 1, 2
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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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