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mattina in posta

una coda in posta può essere una finestra sul mondo davvero interessante.

mi supera un uomo con un sacchetto di plastica pieno di medicine (oki mi pare) e chiede di mandare un pacco a Dubai, Emirati Arabi, con accento lievissimo che per quanto mi riguarda, però, non compromette la comprensione.

l’impiegata impazzisce immediatamente: “Per dove? Oddio non capisco… Dove deve andare?” e comincia a rollare in giro strascinando le ciabatte, “Come faccio? ma io mi dò malata! Ma tu hai capito dove deve spedire?  E la scatola, dove la trovo una scatola che vada bene?” Si intromette una collega, che invece di servire il suo cliente (io), afferma con sicumera “Deve spedire in Arabia Saudita!”. “Sì, ma dove? cos’ha detto, Katai, Delhi, Karzai?”

Non ce la faccio più e urlo “Dubai, signora, Dubai negli Emirati Arabi, cribbio!!!”

Intanto lei ha in mano una scatola gialla, minuscola e torna dall’uomo: “Vede, la scatola è questa, ma le sue medicine non ci stanno. Lei de-ve ri-tor-na-re a ca-sa e cer-ca-re una sca-to-la. Una scatola più GRANDE, capisce?” La signora urla e scandisce le parole, manca solo che faccia segno di seguire il labiale, come se l’uomo fosse scemo o sordo. In realtà lui capisce benissimo, è lei che non capisce un’acca e manco si sforza. Mi fa pensare che parta dal presupposto che l’uomo sia una scocciatura, anche se quello è il suo lavoro, forse perché le chiede qualcosa di leggermente diverso dal normale, o perché è straniero. (Sapesse qual è il pil degli Emirati Arabi, altro che terzo mondo.)

Quando arrivo allo sportello, mi accoglie un’altra impiegata, magrissima e con gli occhi acquosi leggermente sporgenti dalla testa. devo mandare una normalissima busta in posta prioritaria. lei è sull’agitato, si muove a scatti e a un certo punto (prima di darmi il resto) comincia a girare in tondo e a indicare per terra “Qui avevo messo un foglio importantissimo! Dov’è?”. Perché mai avrebbe dovuto mettere un foglio “importantissimo” per terra?

L’ufficio postale era una stanza di due metri per tre, la coda era uno zigzag compresso che riempiva tutto lo spazio. Ovviamente la macchinetta dei bigliettini non funzionava.

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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