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primo giorno

vi annuncio che il primo giorno di lavoro è finito.

ed è andata bene (anche se sono consapevole che la materia dei “primi giorni” è estremamente sui generis: le persone tendono a non volerti spaventare con atteggiamenti minacciosi o schizoidi, il passaggio di consegne è ben lungi dall’essere stato completato e le tue stesse emozioni – tensione, curiosità – sono di natura estremamente volatile e lontane da aver prodotto un precipitato esaminabile).

ma il primo giorno è casualmente coinciso (perché se c’è un ordine prestabilito io non l’ho capito) con un giorno di sciopero dei trasporti. e anche questo è andato bene. e ho capito delle cose. in metropolitana.

Vigile di Milano Ghisa in attesa del metro della linea Uno. www.carloorsi.com

Carlo Orsi, Metropolitana Milanese, 1964 http://www.carloorsi.com

ho capito che sono contenta di iniziare a dover prendere la metropolitana (perché finora potevo farlo se pioveva o non avevo voglia di andare in bici) e di cominciare a vedere attorno a me la gente vera (perché finora sfrecciavo in bicicletta e poi salivo su una navetta aziendale. che per quanto uno possa pensare snobisticamente di essere unico e inimitabile, sulla navetta aziendale si è un po’ tutti uguali, a maggior ragione se si va a fare i libri) perché per fare il lavoro che voglio io nel modo che sogno io bisogna conoscere la gente o almeno poterla osservare, ascoltare i suoi discorsi, scrutare la stanchezza sulle sue facce, sbirciare le pagine dei suoi libri e delle sue riviste, analizzare vestiti e scarpe, cercare di indovinare il senso dei comportamenti.

e però spero di riuscire a tenermi lontana dagli automatismi. almeno un altro po’.

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Archiviato in:editoria e dintorni, vita precaria

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

2 Comments

  1. elena

    Ora che hai cominciato ed è andato tutto bene, posso dirlo: mi mancherai! Soprattutto il tuo giornale al mattino e la faccetta un poco sbattuta ma presente.

    bacini.

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