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Della prevaricazione intellettuale

Diane Arbus-Bambino in lacrime-1967
Diane Arbus-Bambino in lacrime-1967

Sto seguendo un corso di traduzione letteraria (dal- l’inglese), uno di quei corsi da molti ritenuti inutili: pochissime ore serali, pagate a peso d’oro, con grandi nomi della traduzione  italiana, molti esercizi e rischio continuo di spocchia da tutte le parti. ma io penso che mi sia utile, perché continuo a credere che un bravo editor NON POSSA in alcun modo svolgere con sapienza e giustizia il suo lavoro, senza sapere anche 1) in cosa consista la fatica e la professionalità dei suoi collaboratori 2) come scegliere i migliori collaboratori 3) come porre rimedio in extremis alle fregnacce dei collaboratori, senza 4) commetterne di peggiori. inoltre penso che il mestiere della traduzione sia uno dei più belli al mondo, dal mio punto di vista ancora più bello di quello dello scrittore, e per moltissimi versi affine e analogo a quello dell’editor.

e questo era il prologo.

questa sera la lezione prevedeva il secondo incontro con una delle traduttrici più famose, ammirate, rispettate e capaci di Italia, che chiameremo DV (come nelle Storie raccolte dai giornalisti sulle riviste di moda). la signora DV ha impostato il lavoro in questo modo: ha distribuito tre o quattro testi di autori dagli stili diversissimi tra loro, li ha inquadrati molto velocemente e li ha fatti tradurre (una settimana per l’altra) a più persone, che poi avrebbero potuto confrontare le loro versioni, anzi (meglio) tentare un vero e proprio editing sulla traduzione altrui. dal basso della mia totale inesperienza, condivido il metodo.  permette agli “studenti” di faticare saggiando li propri limiti, lasciando poi tempo e modo al professore di correggere errori, idiosincrasie e procedimenti sbagliati.

peccato che DV sia tipo da prevaricazione isterica. illustra la sua formazione di giovanissima laureanda a corte da Valentino Bompiani; avendo già avuto occasione (beata lei) di passare un anno in America e uno in Inghilterra, vessava il caporedattore Ragù che non capiva niente di inglese, ma che conosceva perfettamente l’italiano. ricorda Pavese, che parimenti di inglese sapeva pochissimo, ma aveva un fortissimo intuito e un finissimo orecchio e sapeva rispettare la parola dell’autore straniero con stile di traduzione impeccabile. critica la Pivano e cita Schopenhauer. proclama che la principale qualità di un traduttore è l’umiltà.

tutto perfetto, fino alla lettura delle traduzioni degli studenti. dopo aver dichiarato più volte di avere un pessimo carattere, DV non corregge ma impone la Lettera, e dispensa sprezzanti non hai capito niente, complimenti per la schifezza, ma come hai fatto ha scrivere un tale obbrobio?, ma ti sembra italiano?, ma sai leggere?. nella piena di imprecazioni forbite e spruzzi di acredine la signora DV sparge  grossolani errori, glissa su problemi spinosi, taglia corto, impedisce di replicare simulando sordità e ricomincia a scalciare. alla fine di tutto, propone una pizza.

me ne vado con le lacrime agli occhi e profondamente schifata dalla deliberata e gratuita prevaricazione intellettuale perpetrata. inutile e violenta.

per rispetto di me stessa e del mio mestiere, io aspiro al pieno combattivo riguardo per la dignità del mio sapere e al contemporaneo socratico riconoscimento della sapienza nell’altro.

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

6 Comments

  1. iamclumsy

    ormai la parola e il concetto stessi di “intellettuale” sono nauseanti. ed è esempio di come siamo ridotti.

    • iamclumsy

      però avresti potuto supportarmi, sob, che ero molto vulnerabile la scorsa settimana. sob.

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