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Urbex Library


Urbex Library

Inserito originariamente da Scallop Holden

non so se sia colpa di chi mi istiga o della mia conclamata ossessione, fatto sta che sono consapevole di tornare sempre sugli stessi argomenti.
questo post è nuovamente dedicato a un tema per nulla legato al blog in quanto tale ma piuttosto a quello che purtroppo è ultimamente diventato: una collezione delle mie personali fissazioni (ma anche questo può essere utile a fini di puro studio in salsa psicoanalitico-antropologica di una mente deviata dall’editoria).
in basso trovate un .pdf. è il frutto di un esame fatto durante il solito citatissimo master: dovevamo sbizzarrirci su un tema fotografico e gestire le immagini come se fossimo i photo-editor di una rivista esistente. io avevo scelto di dedicarmi alle foto degli Urbex e per chi non sapesse chi sono gli Urbex vi esorto sul serio a farvi un giro su internet e a scoprire questo mondo nascosto, incredibilmente e profondamente romantico. persone che vanno alla ricerca di luoghi abbandonati e li documentano prima che vengano spazzati via da nuove pianificazioni urbanistiche o dal semplice scorrere del tempo; persone che si sono date un forte codice etico per lasciare i luoghi inalterati nella loro decadenza e che attraverso la fotografia e la diffusione su internet li seppelliscono nella rete e li ripopolano di sguardi.
fenomeno fortemente legato a internet (anche per la possibilità di anonimato che almeno originariamente consentiva) e credo sostanzialmente nato in parallelo alla rete, almeno nella sua forma più diffusa e raccontata.
alcuni siti raccolgono foto meravigliose, davvero; altri aggiungono le storie dei luoghi, a volte con la documentazione fotografica di come fossero un tempo.

e sia detto, non vengono visitati solo edifici abbandonati, ma anche “luoghi segreti” o vietati al pubblico, come le gallerie delle metropolitane, alberghi, uffici, etc. devo dire però che sono gli edifici un tempo vissuti e ora disabitati ad attirare maggiormente la mia attenzione. provo un’attrazione che spesso si mischia al terrore (sic!) reverenziale per gli oggetti perduti, lasciati indietro, le tracce di sé che rimangono quando ce ne andiamo. lascio sempre messaggi nelle case che saluto, più o meno nascosti.

in fondo al .pdf trovate abbastanza link da iniziare il viaggio (sia chiaro che tutto il materiale utilizzato è stato “rubato” su internet, ma i credits sono specificati nel .pdf). urbex

e io ho fatto quello che dovevo per lasciarvi perdere.

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

8 Comments

  1. alessandro

    Bello bello bello!
    Da ragazzino sono stato uno urban explrer inconsapevole. La meta preferita insieme ai miei amichetti era l’ex manicomio di Collegno (quello del celebre Smemorato) pieno di immensi padiglioni vuoti o contenenti le antiche vestigia della psichiatria. Poi passai ad altra compagnia e i luoghi da esplorare divennero le vecchie e abbandonate ville patrizie e borghesi della collina torinese. Peccato non aver fatto qualche foto, mi viene da pensare.
    Ad ogni modo grazie per il tuo pregevole lavoro, che, come una piccola madeleine, mi ha fatto nuovamente respirare quelle atmosfere polverose.
    Alessandro

    • Ho apprezzato molto i vostri articoli. Siete davvero molto in gamba, complimenti. Unica cosa, vorrei capire se questo vostro sito si occupa di ferramenta e utensileria.

      • iamclumsy

        grazie mille, Betafer. in realtà no, non mi occupo di “ferramenta” in senso stretto. i ferri del mestiere di cui tento di parlare sono quelli che dovrebbero servire a “produrre” i libri.

    • Xino

      Bellissimo.
      Anche io andavo con gli amici nell’ex manicomio di collegno. La spedizione più memorabile è stata una notte nei sotterranei… a lume di candela.
      Abbiammo rischiato di perderci in quel ventre buio e labirintico… Ai tempi (1993?) non c’era il telefono cellulare. Facevamo i segni sul muro con i gessi per ricordarci dove avevavmo svoltato.
      Poi siamo arrivati davanti a una porta sbilenca attaccata con un solo cardine. Entriamo e la candela illumina poco per volta un letto arrugginito con delle cinghie (smangiate dai topi) e resti di materiale elettrico: saletta dell’elettroschok!
      Qualcuno passato tempo prima aveva lasciato uno stensil spray sul muro che mostrava un occhio e un omino stilizzato che si tuffava dentro la pupilla, e la scritta NON PLUS ULTRA.
      Alex
      writing_connection@email.it

      • iamclumsy

        io sono molto affascinata dai luoghi disabitati, proprio perché un tempo erano abitati e, non so se sia la mia immaginazione o la mia sensibilità, qualcosa mi dice che una parte della loro esistenza rimane sospesa, un ricordo dei corpi e dei movimenti e della storia di quelle persone. nella posizione degli oggetti, nelle macchie sui muri… non so, la cosa mi affascina moltissimo.

  2. iamclumsy

    @Alessandro: LUNATIC ASYLUM, i miei preferiti! nel post ho tralasciato di dire che sono un’aspirante urbex frustrata da un’immaginazione troppo fervida. in parole semplici, sono una pavida frignona terrorizzata e tendenzialmente, per usare un francesismo, je m’en chie dans la main! ma provo un’attrazione innegabile, di quelle che mi fanno entrare e poi fare quelle scene simpatiche in cui tiro indietro gli altri o li abbandono in cima alle scale della cantina, sostenendo di andare fuori a fare il palo.

  3. clara

    SONO SEMPLICEMENTE STUPENDE!!!
    Grazie di questa nuova aggiunta al mio cassettino degli interessi!
    ciauuu

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