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uno dei libri più complessi che abbia mai letto

Rick Moody_Il velo nero_Bompiani_2005

Rick Moody_Il velo nero_Bompiani_2005

Forse si tratta semplicemente del fatto che nascondere qualcosa è essenziale all’identità, che, nonostante la moda dei programmi basati su situazioni di vita reale, nonostante i talk show e le tavole rotonde alla radio e le loro opportunità di confessione, abbiamo bisogno che una parte di noi non venga mai svelata, perché più riveliamo qualcosa di noi stessi, più ci avvolgiamo in veli, strati che rifiutano di farsi conoscere, tegumenti aggiuntivi di colpa e occultamento, in modo che ogni ricordo diventi una fiction, un racconto ritoccato, un Bildungsroman, proprio come molte fiction non sono che ricordi velati; le due identità, le due strategie narrative, nascondere e rivelare, dipendono l’una dall’altra e si escludono a vicenda.

difficile dire di che cosa parli.

genealogia della famiglia Moody, critica letteraria di un racconto di Hawthorne, alcolismo, depressione, colpa, simbolo, lutto, America. e molto altro ancora, comprese alcune pagine di inversione della bianchezza Melvilliana, ripescando il nero del velo di Hawthorne e rendendolo simbolo. cosa è “nero”?

Tutta la vita è di ebano, o disseminata di crimini, ovunque il nero del velo

e il tutto ricreato accostando narrazioni, monologhi, citazioni, pensieri, digressioni. proprio come in Moby Dick (qui è Moodystesso a dichiarare il suo debito a quello che è uno dei suoi libri preferiti).
uno di quei libri polisemici, da rileggere anche alla luce delle altre opere di Moody (suppongo e temo, visto che questo era il primo della mia lista). difficile, e forse non perfetto perché così denso da creare precipitato sprecato. ma alcune pagine sono spettacolari e il tutto è magnetico, ipnotico.
di certo, ora capisco l’inserimento di questo scrittore tra “i dieci per il prossimo millennio” nella lista fatta (oramai dieci anni fa) dal New Yorker.

e il riconoscimento della civiltà che abbiamo fondato, la civiltà dei grandi magazzini e della lottizzazione e della chirurgia estetica on line, tutto costruito sul colore nero; quando indossavo il solitario, annichilente velo sentivo la sua nerezza, come detto sopra, ma perlopiù insinuata, un ululato dentro di me sulla storia e sul rimorso e sulla solitudina e sulla pazzia e il bisogno di catturare tutto ciò in un modo o nell’altro, e ancora lo sento; le mie radici, che sono le vostre radici, risalgono alla prima sillaba della lingua, le mie radici sono nei dipinti delle caverne, le mie radici precedono il primo peccatore che provò a farsi confessare da un prete peccatore, le mie radici precedono la luce sul mondo e dimorano pure nella sua oscurità; è una storia di onestà, dignità, e coraggio da una parte, e brutalità, sete di sangue e assassinio dall’altra. Essere un americano, essere un cittadino dell’Occidente, significa essere un assassino. Non prendetevi in giro. Copritevi la faccia.
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Archiviato in:fiction e non fiction, scaffale

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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