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Il trentesimo anno

PA Duryea 1950s DeBiasi Birthday Partyil giorno prima mia madre mi dice che alle quattro di pomeriggio sente sempre una stretta alla pancia. è quando è iniziato il travaglio, dice, e visto che ero la prima figlia, il corpo ha conservato la memoria del dolore.

questa volta abbandono i vent’anni, da qualche giorno la vedo in questo modo. mia madre, sempre, dice che non sono più giovane, ora sono una donna, che ha la stessa radice di dono. lo devo sempre ricordare a D., dice.

ma è da qualche anno che non sono più giovane. fino a due o tre anni fa, forse quattro, ero sempre la più piccola in quasi tutti i contesti in cui mi trovassi. in ogni gruppo, associazione, ufficio, corso. fino a due o tre anni fa, erano gli altri che dicevano davvero? come ti invidio.

non so se ci sia sempre stata, questa continua corsa alla giovinezza. forse sì, quello che mi sembra cambiato è lo sfruttamento che se ne fa ora. giovinezza depredata delle sue caratteristiche più brillanti – bellezza, energia, innocenza – da una vecchiaia che ha dimenticato le sue medaglie.

io sono sempre stata attratta dall’altro lato della luna (bambina vecchia), e un po’ mi consola pensare che conoscenza, esperienza, saggezza si raggiungono con il tempo. ma sono anche io oramai corrotta. e temo di non riuscire ad attraversare indenne le piogge pubblicitarie e, invece, perdermi nell’infinito limbo tra il felice esordio d’imberbe e la profonda conferma di consolidato autore.

Di uno che entra nel suo trentesimo anno non si smetterà di dire che è giovane. Ma lui, benché non riesca a scoprire in se stesso alcun mutamento, non ne è più così sicuro: gli sembra di non avere più diritto di farsi passare per giovane. E la mattina di un giorno che poi scorderà si sveglia e, tutt’a un tratto, rimane lì steso senza riuscire ad alzarsi, colpito dai raggi di una luce crudele e sprovvisto di ogni arma e di ogni coraggio per affrontare il nuovo giorno. Non appena chiude gli occhi per proteggersi si sente andar giù e precipita in un deliquio in cui trascina con sé ogni istante vissuto. Continua a sprofondare (privato anche del grido, di tutto privato!) e precipita in una voragine senza fondo finché non perde i sensi, finché non si è dissolto, spento e annientato tutto ciò ch’egli credeva d’essere. Quando riprende conoscenza e tremando ritorna in sé, quando riacquista forma e ridiventa una persona che ha fretta d’alzarsi e uscire alla luce del giorno, allora scopre dentro di sé una nuova meravigliosa facoltà. La facoltà di ricordare. Non gli capita più, come sino a quel momento, di ricordare questo o quello quando meno se l’aspetta o perché lo desideri, ma è piuttosto una necessità dolorosa quella che lo costringe a ricordare tutti i suoi anni, quelli lievi e quelli travagliati, e tutti i luoghi dove in quegli anni aveva abitato. Getta la rete della memoria, la getta attorno a sé e tira su se stesso predatore e insieme preda, oltre la soglia del tempo, oltre la soglia del luogo, per capire chi egli sia stato e chi sia diventato.
Ingeborg Bachmann – Il trentesimo anno – Adelphi

ecco a voi, il mio trentesimo anno.

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

6 Comments

  1. clara

    Secondo me hai solo raggiunto un traguardo, e stai cominciando una nuova corsa, ma i traguardi sono tanti!
    Auguri trentenne e bellissima donna!!!

  2. Denise

    Che ricordi, l’entrata nei trenta… ero ancora piena di speranze… ora a trentaquattro mi sembra passata una vita da quel giorno!
    Mi ero sempre detta che sarei riuscita a invecchiare con serenità, invece la vita me lo sta impedendo: non mi permette di compiere le giuste tappe nei tempi giusti… che Dio aiuti la nostra generazione!
    Dopo la filippica da depressa…
    Buon compleanno un po’ in ritardo! :-)

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