comments 19

cosa fare (davvero) per lavorare in una casa editrice **tragic edition**

imparare fin da bambini a ingoiare merda

manzoni

Advertisements
Archiviato in:editoria e dintorni

About the Author

Pubblicato da

sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

19 Comments

  1. alessandro

    Accidenti quanto è vero… ma il 3 settembre? Dopo le tanto meritate/agognate vacanze ci si aspetterebbe un po’ più di ottimismo. :-)

  2. Marina

    Cosa succede?
    (Se non ho capito male ci siamo incrociate in una vita lavorativa precedente…)

      • Marina

        Collaboravo come lettrice e mi avete rifiutato una prova di traduzione.
        Mi è rimasta la curiosità di sapere quali sono gli standard e su cosa concentrano la valutazione.

      • iamclumsy

        @Marina: parli di vita professionale precedente, ma avendone avute più d’una come i gatti, scusami se continuo a non capire esattamente di quale parli. in più, non mi occupo (per nulla, figuriamoci da quale pulpito) di valutare il lavoro degli altri.
        comunque in generale posso dirti che:
        – per quanto riguarda il lavoro del lettore professionista, oltre a una capacità diciamo “obiettiva” di valutazione di un libro (basata, secondo me, moltissimo sulle conoscenze personali, ovvero su un ampissimo bagaglio di letture), conta la fiducia che si instaura tra editor e lettore ovvero: il lettore non menta mai su quello che realmente pensa del libro, semmai esplicitando, chessò, che pensa che faccia schifo da un punto di vista letterario ma possa essere un utilissimo mercimonio editoriale. per fare questo è importante anche la conoscenza quanto più possibile approfondita delle uscite della casa editrice in questione, perché, ovvio, ad Adelphi e Sperling o a Minimum Fax e Sellerio gli stessi libri verranno giudicati in modi diversi, forse opposti.
        – sul lavoro del traduttore ho meno presa, e quindi tenderei a non pronunciarmi. posso dirti però che in quest’ultima casa editrice (per piccoletti) – e non so se è questa a cui ti riferisci tu – sento molte critiche a traduttori che fanno scelte importanti (come per esempio quella di cambiare i nomi dei personaggi) senza comunicarlo all’editor. spesso, purtroppo, i tempi di lavorazione sono strettissimi e un dettaglio del genere può sfuggire e portare a problemi contrattuali con gli agenti e/o editori stranieri. ovvio, non dico che sia colpa del traduttore che di suo ha i suoi problemi e non può farsi carico anche delle inadempienze dell’editor, ma sono questi i casi in cui una bella nota del traduttore o anche solo una “nota all’edtor” rivela la sua utilità.

  3. Zapotec

    …ehh!!! Ahimè la merda fa parte della vita quotidiana. Giorno dopo giorno tutti ce ne dobbiamo sorbire la ns. piccola dose giornaliera.
    L’esperienza (e la storia) insegnano che il mondo è fatto così: chi sta ai vertici della piramide mangia il pollo, il popolaccio gli scarti (tra cui anche lo sterco – scarto per definizione). Il problema al massimo è che per arrivare tra i “potenti” è necessario lasciar sul campo morti e feriti (i molti rivali che ambiscono). Io mi son sempre chiesto: ma ne vale la pena? Oppure è meglio un sorriso e andare avanti, giorno dopo giorno.

  4. Zapotec

    …[CONTINUANDO]: poi la merda non è poi così male!

    Due citazioni su tutte:

    “Dai diamanti non nasce niente,
    dal letame nascono i fior”
    (De Andrè – Via del Campo)

    “E la morale
    di questa storia
    è che la merda
    non è così brutta
    come la si dipinge”
    (Elio e le Storie Tese – Cateto)

  5. Zapotec

    solo pensieri oziosi di un ozioso, per carità…

    Ciao (è un po’ che leggo il tuo blog e ho deciso di uscire dall’anonimato)

    • iamclumsy

      @ Zapotec: ciao, che bello che sei uscito dall’anonimato. :D
      da un certo punto di vista sono d’accordo con te. spesso mi chiedo se vorrei diventare “capo”, perché penso che per definizione il capo sia uno stronzo (ma devo dire che ho trovato anche rarissimi, unici?, casi per meravigliarmi). e poi c’è tutto un discorso politico ed economico (così attuale, tra l’altro, e così eterno) che non mi sento pronta a indagare. devo dire, però, dal mio punto d’osservazione, che è quello di chi svolge un lavoro intellettuale, che spesso ci si sente proprio trattati come operai alla catena di montaggio, senza capacità e diritto di esprimere considerazioni e giudizi.

  6. Marina

    parlo di una casa editrice per piccoletti non tanto piccoletta, anche io ho più vite precedenti, più dei gatti credo ;)
    Non so se eravamo direttamente in contatto, ma secondo me la CE era la stessa (oppure è?).

  7. Zapotec

    :-)
    cara Clum (mi piace così),
    la scalata verso la vetta comincia proprio nell’ACCETTARE che, in fin dei conti, siamo tutti operai (indipendentemente dal titolo che scriviamo sul biglietto da visita) alla catena di montaggio (routine?) con “qualcuno” (non chiamiamolo per forza capo) a cui render conto, che spesso “parla un’altra lingua” e che ci usa come capri espiatori…

    Dopotutto anche Mr. Obama DEVE render di conto ai propri elettori, alle varie nicchie di potere etc…

    La soluzione?

    nonteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladicononteladico!!!!!!!!!!!!

  8. Lapsus

    Scusa tanto, sono capitata per caso sul tuo blog, interessantissimo, perchè sto facendo un corso di editoria e vorrei cominciare come lettrice per farmi un pò di ossa in qualche casa editrice che può volentieri accettare la mia proposta….volevo sapere più specificatamente come è possibile proporsi , qual’è il modo migliore per contattare una casa editrice e capire se possono aver bisogno di me.
    (anche se alla fine del corso spero di rientrare in uno degli stege proposti, volevo iniziare a muovermi un pò….ho acquisito più o meno un buon insegnamento sulle schede di valutazione.)
    grazie

    • clumsy

      ciao lapsus,
      scusa se ti rispondo solo ora ma avevo perso il tuo commento indietro nel blog.
      grazie per i complimenti. quanto a quello che mi chiedi, parlo fuori dai denti e ti dico immediatamente che di sicuro non ci si può proporre a una casa editrice facendo una decina di errori più o meno gravi in sei righe. questo verrebbe subito notato, davvero, e in modo negativo. per il resto, normalmente le case editrici hanno sempre bisogno di gente che legga i manoscritti. quindi proponiti pure per questo lavoro. ancora meglio se sai bene qualche lingua straniera, se conosci quello che pubblica la casa editrice e se ti specializzi in un settore (letteratura per ragazzi? narrativa letteraria? narrativa di genere? saggistica? etc.) e cerchi di conoscerlo il più possibile.
      da lì poi vedrai che riuscirai con pazienza e passione a farti dare qualche altro lavoro.
      in bocca al lupo

      • Luca

        ahhahahhahaha sei troppo forte clumsy. Anche se non sono sicuro che abbia colto la prima parte della tua replica, quella “fuori dai denti”..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...