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nucleo ghiacciato

succede che uno se ne accorge dopo un po’ e ancora non se ne accorge.

negli ultimi giorni, mentre le pance delle amiche si gonfiavano di vita o cibo, il mio centro andava in letargo. le rotaie ghiacciavano, i laghi esondavano, le colture soffrivano, e il mio ventre si addormentava: niente più fame, nessun brontolio, totale assenza di sangue rivelatore. vuoto. mi sentivo come la protagonista di un racconto di Amanda Davis una hollow figurine, una statuetta cava. e intanto.

si diceva un tempo che in certi giorni le donne avessero il potere di ammazzare le piante. il verde diventava nero, il fusto si afflosciava, i petali cadevano, i fiori scappavano in punta di radici. io e il mio centro ghiacciato distruggiamo tutto il resto. circondata di tecnologia, la terra mi è lontana: le piante non sono mai riuscita a curarle, ma in questi giorni mi si sono rotti attorno cavi di alimentazione, luci condominiali, termocoppie e assi del cesso. per la prima volta è anche scappato il gatto.

in questo momento provo una certa empatia per il tecnico che sta cercando di aggiustare la caldaia nella stanza accanto. inconsapevole senza speranze. probabilmente dovrei uscire, andare a creare un ingorgo su Viale Monza, fulminare qualche lampadina in un grande magazzino, impallare la cassa del supermercato. appena messo piede fuori casa, si accenderebbe la fiammella blu. potrei chiedergli di riempirmi la vasca di acqua calda prima di andarsene. poi ritornerei  a fare il bagno, fiore ghiacciato.

ricoperta di glassa, voglio soltanto bruciarmi la pelle con l’acqua bollente – finché il riscaldamento ha retto, nelle case che hanno punteggiato questi giorni a cavallo del nuovo anno – come per crepare il margine, la pelle del wurstel. sotto il getto, il nucleo rimane freddo, ma poco a poco un po’ di calore gocciola dall’esterno. mi sento attraversare.

sono tornata nella grande città, dopo giorni di vagabondaggio, soprattutto emotivo. non so più se voglio restare. sono in prova. a tratti, il mio nucleo ghiacciato è stato raggiunto da ricordi di emozioni: gioia, invidia, nostalgia, rabbia, amore, fastidio, noia, frustrazione, inquietudine, paura. tutti fantasmi che attraversano la Pianura Padana, immersa nella neve e nella nebbia.

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

2 Comments

  1. Non ho capito bene cosa ti stia succedendo, però il tuo post, nella sua enigmaticità (almeno per me, sarò cotta dal lavoro continuativo anche nei giorni di festa), mi è piaciuto molto… ma la sorpresona è nascosta in questo testo, per caso?

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