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Bilbolbul 2010 – primo quadro (Joanna Hellgren)

Luigi Ghirri - Roncocesi - 1992

Luigi Ghirri - Roncocesi - 1992

Bologna è un amante perduto, di quelli che hai lasciato dietro di te e ricompaiono portandosi  un fiume di ricordi con tutta la loro nostalgia.

come gli amanti perduti, la faccia nascosta di Bologna, scrutando oltre il stringicuore dei rimpianti, è la noia nebbiosa stillante grasso: l’uggia imprigionata sotto i portici, che ricordano pomeriggi d’infanzia, i nonni, un biscotto zuccheroso, un timido raggio che assola i mattoni rossi. nelle mie rare visite mi rendo conto che qua sta restando poco di buono, tra le reliquie Bilbolbul.

arrivata col comodo che impone la città di provincia zavorrata da tortellini e falsi miti, dopo una giornata spesa tra richieste di mutuo e spulciare negli armadi della zia pazza, approdo all’inaugurazione della mostra di Joanna Hellgren, fumettista svedese.

tavole in bianco e nero a matita, come quella qui sopra, con i segni a blocchetti giustapposti a campire il bianco. apparentemente naif, in realtà Joanna ti cattura con una sapiente costruzione di pieni e vuoti, ritmo dei corpi disegnati, come nelle illustrazioni singole che all’inaugurazione andavano a ruba (tuffatori, ginnasti, bambini come note sui rami).

In mostra le tavole di Frances (di cui è appena uscito il secondo episodio, scritto direttamente in francese per le Editions Cambourakis), storia di una bimba ormai orfana, accolta nella casa della sorella del padre, zia mai conosciuta prima. Frances è una bimba solitaria, resa ancora più sola dalla perdita degli amici di un tempo, che presto si dimenticano di lei. vive nella nuova grande casa con un nonno ormai rimbambito, accudito dalla figlia spenta dal passare degli anni. nel suo isolamento, Frances ha per compagni occhi curiosi, immaginazione e libri, e poco a poco comincerà a scrivere storie, prendendo a esempio la nuova fidanzata scrittrice della zia Ada.

il secondo episodio di Frances è prova di rara sapienza di costruzione dell’intreccio con un continuo passaggio dalla realtà della bambina, al racconto (presumibilmente scritto da Frances stessa) della vita della madre, a sua volta bambina cresciuta troppo in fretta. uno sguardo sull’infanzia interrotta, che lascia sgomenti e non facilmente riconciliati dal briciolo di speranza che trapela nelle lame di luce.

raccolgo i miei libri con dedica e mi allontano dal Ram Hotel con due amici bambini non interrotti. la mondanità bolognese è sempre faticosa, ma a volte porta i suoi frutti.

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Archiviato in:fumetto e illustrazione, scaffale

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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