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Bilbolbul 2010 – secondo quadro (David B.)

forse è snobberia, ma ho sempre rifuggito dalle mode. anche quando andavo a scuola, anche quando ero adolescente, tendevo a non volere quel taglio di capelli, quel paio di scarpe, quello zaino, quell’atteggiamento. ho sempre temuto l’uniformità, o forse semplicemente non l’ho mai capita.

l’altro giorno in metropolitana vedevo degli adolescenti di oggi, mi affascina sempre osservarli (forse per il mio nuovo – ormai da più di un anno – lavoro). i gruppi di ragazzi è come se fossero ricoperti da una sfumatura che li accomuna: può essere anche solo il colore dei lacci delle scarpe. in questo caso era qualcosa di analogamente impercettibile a uno sguardo superficiale. oltre l’età, avevano in comune la linguetta: sneakers diverse (colorate, bianche, pulite, sporche, di marca o meno), ma tutte con un mega linguettone sparato all’infuori. (e so che definirle in questo modo rileva immediatamente la mia veneranda età). è una cosa tenera da vedere, come gli esseri umani tendano sempre a essere accettati dai loro simili, come fosse un tratto iscritto nel loro dna (anche se immagino che sia sempre pronta, anche tra gli adolescenti, l’altra faccia della medaglia: il rifiuto di quelli che simili non sono), ma ancor più teneri per me sono gli incontri fugaci con gli adolescenti fuori dal coro. tangenzialmente diversi, sempre alla ricerca, ma di lato. senza sneakers con linguettone. poi certo, probabilmente bisognosi di riconoscersi in un piccolo gruppetto di liminari, come probabilmente ero io quando rifuggevo dagli zainetti Camomilla.

credo sia per un analogo motivo che non ho mai amato particolarmente David B.

in Italia è arrivato già caricato a molla. l’idolo delle masse del fumetto francese. hai letto David B.? fantastico David B.! io praticamente solo sfogliato, mai letto, sicuramente mai preso in mano Il grande male, perché sono un Bastien Contraire (nome azzeccatissimo di un fumettista di una rivista emergente francese Papier Gaché), perché non riesco a parlare di ciò di cui tutti parlano. o forse semplicemente mi piace andare a scovare le cose di cui non parlano tutti. e magari fare in modo che se ne inizi a parlare. sono una snob, dicevo,  con tutta la fierezza vergognosa che questa definizione si porta dietro.

però poi alla mostra di David B. a Bologna ci sono andata e ho cercato di capire se c’era un altro motivo per cui il fumettista francese (tra i fondatori tra l’altro della mitologica L’Association) non mi piaceva e se fosse poi vero.

Da Il grande male

la mostra al Museo Archeologico è bella, piena di originali che ripercorrono tutta la carriera di David B. e ne sottolineano le principali tematiche (la malattia, la follia, la notte, il sogno, la guerra, la storia, la cultura, la mitologia, l’incubo). e guardare finalmente da vicino, con il profilo della mia testa che si perde nel riflesso del vetro, le tavole di David B. mi ha fatto capire (in parte: ho finalmente comprato Il grande male, che leggerò) cos’è che mi disturba nel suo lavoro. temo abbia puramente a che fare con il gusto personale. io amo il levare (che sia nella direzione della pulizia minimalista e ossessiva oppure in quella del gesto iconico e autoconcluso, espressionista). David B, invece tende all’accumulo, alla vertigine della lista echiana, alla ripetizione, all’accostamento di idee, alla sovrabbondanza di riferimenti culturali colti, a tratti al decorativismo. è stancante, la sua capacità di riversare onestamente i suoi pensieri, le sue riflessioni e i suoi sogni. come fossero senza filtro.

questo ho capito: quella che probabilmente per molti è la forza di David B., a me stanca!

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

6 Comments

  1. Per le stesse ragioni, in musica, io ho scelto il jazz… o forse il jazz ha scelto me…
    E anch’io adoro il “levare”, ma per ragioni musicali, naturalmente.
    E più ti leggo più mi rendo conto che sono troppo troppo ignorante in certi campi e mi dispiace un sacco non avere tempo per colmare certi buchi.

    • clumsy

      i buchi si colmano anche per passione, non c’è un particolare merito in questo. io per esempio so pochissimo di musica jazz…

  2. andrea barbieri

    E’ vero alcune pagine di David B. sono piene di simboli, ma non è un esercizio di stile che ha come unica ragione l’appeal dell’accumulazione o del catalogo.
    David B. per raccontare certe esperienze, che evidentemente lo hanno investito come una vertigine o portato a una confusione mentale, riempie la pagina. Eppure è un racconto della realtà, non sono gli esercizi ginnici di Umberto Eco o dei suoi seguaci, come quel tipo che scrive di anagrammi su Repubblica.
    Bon, buonanotte.

    • clumsy

      no, infatti, questo glielo riconosco. è capacissimo di filtrare attraverso simboli culturali le sue emozioni, i suoi pensieri, le sue vicende personali. e poi butta tutto sulla pagina. quindi sicuramente grande preparazione culturale, grande capacità artistica di filtro, grande onestà e generosità.
      può essere che il mio sia proprio un problema di gusto personale (anche ora dopo aver letto Il grande male) questa modalità mi lascia completamente fredda, e mi emoziona molto meno di artisti più controllati e autistici.
      grazie di essere passato

  3. Ah bella roba che passo io… sono completamente schiantato! :-D
    Un po’ di anni fa un fumettista che si chiama Sergio Ponchione mi disse che c’era l’incontro a Bologna con tale Igort e tale David B. Be’ io non sapevo quasi nulla di loro. Ascoltandoli ho capito finalmente che un autore di fumetto non era certo meno di uno scrittore. Anzi i due tali che avevo appena ascoltato possedevano due balle come narratori che ci potevano deambulare sopra (scusa l’orrenda metafora). Da allora sono rimasto legato a David B, Igort e ovviamente al buon Ponchio: sono stati loro la mia porta sul fumetto.
    Eh bei tempi, esistevano le riviste Maltesenarrazioni e Fernandel, Galiazzo e Drago scrivevano libri, Berlusconi non era ancora il padrone del paese.
    ciao

    andrea barbieri

    • clumsy

      sembra il mondo delle favole… :) comunque, per me il fumetto è letteratura, quindi sfondi una porta aperta.
      ciao a te

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