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Lucerna Torino, due weekend

Lucerna e Torino sono due belle città, più piccola ordinata pulita carina la prima, più sfarzosa decadente nobile incasinata la seconda. ci ho passato due weekend, per due super eventi culturali diversi ma che mi hanno fatto riflettere su temi simili.

A Lucerna, minuscola cittadina della Svizzera tedesca, si svolge da ormai quasi vent’anni il festival Fumetto, che, come il suo nome fa intendere, di fumetti tratta. Quest’anno sono finalmente riuscita ad andarci, in colpevolissimo ritardo (se anche voi siete come me, potete andare sul sito e ripescarvi negli archivi i fumettisti che sono passati di là; si trovano vere chicche!). Lucerna è la città perfetta* per un festival di mini/midi mostre, che, pur restando aperte nove giorni, possono essere agevolmente ammirate in un weekend. Il centro storico si gira a piedi da parte a parte in una manciata di minuti e tutte le mostre principali sono a distanza di respiro. Vernissage spalmati su tutti i nove giorni di festival, qualche conferenza, molti piccolissimi fuoriprogramma sparsi per le vetrine cittadine, e un programma che unisce mainstream e super-di-nicchia, il tutto affrontato con attenzione critica ma non spocchiosa. Insomma un mix perfetto. Quest’anno mostre di Jack Kirby, François Avril, Emmanuel Guibert, Chihoi, Thomas Ott, Lucie Durbiano, Nadia Raviscioni, tutti nomi più o meno conosciuti del panorama fumettistico. Ma su tutti** spiccava Brecht Evens, che colpevolmente ancora non conoscevo:

Brecht Evens da "Les Noceurs"

Il ragazzo, 23 anni credo, è di quelli che dall’invidia ti fanno andare alla ricerca del difetto («sarà brutto» anche no, a chi piace il genere biondo smunto sconvolto, «sarà antipatico» piuttosto gentile a dir la verità e tutti parevano amarlo molto, «non è poi tanto bravo a scrivere storie» mah! questa sa tanto di “la volpe e l’uva”, «sarà pazzo» beh, questo è probabile) senza riuscire a trovarne granché. Il suo ultimo libro, pubblicato praticamente in contemporanea da Actes Sud BD e Drawn & Quarterly (e scusate…), Les Noceurs (cito il titolo francese) è semplicemente una meraviglia. Tavole realizzate quasi unicamente ad acquerello, con una notevole facilità a passare al pennarellino o alla matita quando il ritmo visivo o la narrazione lo richiedono (c’è ad esempio il racconto di un orgasmo che è assolutamente aderente alla realtà e  incredibilmente capace, dove l’acquarello liquido, ma incredibilmente concreto, dei corpi vestiti sfuma necessariamente, è il caso di dire, in una matita quasi cubista che rende benissimo l’idea della petite mort).

Brecht Evens - copertina belga

e poi questa idea folle ma efficacissima di rappresentare i tre personaggi della storia e tutti i comprimari con veli d’acquerello di colore diverso, idem per il lettering che segue il colore del personaggio a cui si riferisce. la storia, sarà vero, non è nulla di particolarmente originale o toccante o profondo (l’incrociarsi di due amici e una ragazza attraverso due feste, una petite mort e qualche chiacchiera), ma il fascino per queste tavole ipnotiche rimane completamente intatto e c’è ogni presupposto per dire che il ragazzo si farà [ho tra l’altro comprato anche un suo precedente libro Nacht Dieren, che in due racconti brevi e muti svela una certa capacità narrativa].

Brecht Evens da "Les Noceurs"

Il Salone del Libro di Torino, invece, è sempre il solito. padiglioni giganteschi con ogni tipo di casa editrice, dal grande gruppo al mini editore indipendente alla casa editrice che lavora su commissione. l’effetto finale è una confusione incredibile e non riesco a capire come un non addetto ai lavori riesca a orientarsi ma probabilmente avrà in media più anticorpi di me. quello che temo, in realtà, è che il vero interesse sia da tempo diventato anche nel mondo dei libri il gioco a riconoscere quanti più vip possibile. il profluvio di presentazioni con pezzo da novanta non fanno che aumentare l’impressione. e quest’anno sono stata contagiata anche io. e dire che ho sempre vissuto la lettura come un piacere individuale, dietro cui trincerare le mie timidezze. ma forse per esigenze lavorative o forse unicamente per il piacere di pensare di appartenere a un giro, mi sono lasciata andare al gioco del «sono a mezzo metro da…» ed è una cosa che mi ha fatto abbastanza schifo: seppur stimi la scrittura e il pensiero in nuce nei libri di Giorgio Vasta, Davide Longo, Nicola Lagioia, Mario Desiati, a mente fredda continuo a pensare che sarebbe bene che gli scrittori continuassero a restare in ombra dietro le loro opere. è per questo che odio la foto dell’autore sulle copertine, le presentazioni, il rito degli autografi, le comparsate televisive, etc.

c’è anche qualcos’altro, però, e qui mi lego anche al festival di Lucerna (e a tutti gli altri piccoli festival di fumetto dove sono stata in questi anni). mi sembra che questi eventi tendano a ripetere in grande l’esperienza squisitamente personale che ognuno ha provato, soprattutto in tempi acerbi, adolescenziali: il bisogno di ritrovare persone simili a sé, con gli stessi gusti, un gruppo che funga da protezione e rispecchiamento dell’identità del singolo. bisognerebbe saperne di antropologia, ma questo molto semplicemente mi sembra. questo significa il sollievo provato nel ritrovarsi in Svizzera alla mostra di Chihoi, fumettista di Honk Kong, e accoccolarsi come in un nido tra gente che magicamente ha la tua età, i tuoi occhiali, le tue scarpe, il tuo stesso sorriso impacciato. idem allo stand del Saggiatore, allungare una mano per prendere il nuovo libro di Jonathan Lethem e intanto l’occhio ti cade sulla borsa di un tizio in fila come te, che cita quello che potresti citare tu e ha una spilletta simpatica sul bavero della giacca.

straniante.

Souther Salazar

* Il Fumetto Internazionales Comix Festival è stato, anche per l’analogia urbanistica Lucerna-Bologna, uno dei modelli del giovincello Bilbolbul.
** Menzione anche per Souther Salazar e il suo nome con la sua evocazione di diabolici caldi delle piantagioni del sud, o almeno questo evocano a me, che ben sintetizza la faccia di colui che lo porta: non lo definirei esattamente un fumettista, ma i suoi dipinti, le sue serigrafie, i suoi disegni e anche le sue installazioni sono un Bosch più dolce e caramelloso che mi ha completamente rubato il cuore.
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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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