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Mors tua vita mea


Yellow – Levan Kakabadze

È da quando ho frequentato il master e da studentessa  indipendente e solitaria mi sono ritrovata in una “classe” di venti persone, che mi sono resa conto di cosa voglia dire essere sempre pacati e poco rumorosi e sostanzialmente timidi e forse poco coraggiosi, probabilmente un po’ ignavi e sicuramente poco impulsivi.

significa non parlare, non dire la propria e se si è riusciti a catturare l’attenzione dell’interlocutore con uno sguardo o un atteggiamento o un saluto gentile e un sorriso, perdere completamente e definitivamente il suo interesse e venire rigettati dalla sua memoria.

forse è giusto così, espressione della legge della sopravvivenza o della volontà di potenza nietzschiana, anche se non sono per niente convinta che chi urla di più abbia ragione o anche solo qualcosa di più interessante da dire. certo è che a questo ormai siamo educati in tutti i campi della nostra esistenza e certo, d’altra parte, è che una voce non voce non può essere udita.

è quindi con una certa parte di responsabilità che ieri ho assistito silenziosa alla mia prima inculata da parte di una collega. ne sono stata connivente. mentre lei sbraitava in riunione di redazione, addossandomi con sapiente capacità dialettica la colpa di un errore per lo meno comune, ho taciuto, imprigionata dalla rabbia e dal senso di superiorità. uno sterile senso di superiorità.

la mia formazione filosofica mi porta sempre ad allargare il campo, a comprendere tutto in un’unica scena per cercare di carpirne il senso. forse è sbagliato. ma in tutto questo ho visto un altro caso di quello di cui parlava ieri Christian Raimo su minimaetmoralia:

Il ventennale disastro civil-culturale, che in assenza di definizioni migliori abbiamo finito per chiamare berlusconismo, ma che è sinonimo di frantumazione sociale, di depoliticizzazione, di cinismo di massa, potrebbe cominciare a essere veramente contrastato (non tanto legittimando la conversione in articulo mortis di una certa destra a una minima etichetta costituzionale ma) provando a immaginare un paesaggio diverso con un po’ di inedita lungimiranza. Ossia? Ossia si potrebbe impegnarsi a invertire quel processo iniziato negli anni ’80 per cui la gente ha preso a ritirarsi dai luoghi pubblici dentro le mura delle proprie case, ha progressivamente evitato il confronto con il resto del mondo, ha imparato a consumare cultura e intrattenimento in forma privata: si è – per farla breve – trasformata da società civile in audience.

ecco dove ci ha portato quest’estrema frammentazione della società: ognuno a rincorrere il proprio interesse, dal più piccolo al più grande, con grande ipocrisia di sguardi e discorsi nel resto del tempo. un vero schifo, a parer mio, ma tant’è. eppure mi sento anch’io responsabile. è giunto il momento di invertire il processo, quello che bisogna imparare è non sbraitare e intanto nemmeno stare in silenzio.

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Archiviato in:editoria e dintorni

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

7 Comments

  1. Cara Clumsy, i colleghi stronzi ci saranno sempre. Di inculate nel fantastico mondo dorato e individualista dell’editoria io ne ho prese a manetta, ma l’importante è resistere. E come dici tu far sentire le proprie ragioni. Conoscendoti so che sarai più brava e pacata di me nei toni (io sto imparando con il tempo a correggermi). Supererai anche questa, ne sono certa.

  2. Monica

    Cara Clumsy, fare sentire la propria voce è diverso che alzare la voce. Bisogna essere inflessibili con noi stessi per non cedere allo snobistico “con gli arroganti non parlo” e fare valere le ragioni del proprio pensiero/azione. Coraggio andrà meglio la prossima volta!

  3. Ho lavorato in parecchi settori e vi assicuro che gli stronzi non sono solo nel mondo dell’editoria. Capisco la non reazione di Clumsy oppressa dalla rabbia, non capace di replicare. Anche a me a volte capita. Io cerco sempre di sorridere e di rispondere qualcosa come “hai ragione”: spessissimo disarma. Tanto poi non vedo un reale motivo di convincere qualcun altro del contrario di ciò che sostiene così fermamente e, aggiungerei, così stupidamente. Ognuno fa della propria vita ciò che più desidera. Clumsy, ad esempio, ha aperto un blog per regalare minuti di piacevole lettura.. :-)

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