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e poi per esempio c’è il fatto che mi sento abbandonata da tutti. rifiutata. che anche se metto su questa patina di donna tutta d’un pezzo, indipendente e forte, ce li ho anche io i miei momenti che mi dico: ma sarà poi vero che lascio tracce nelle persone?
perché ultimamente mi pare che sia troppo facile dimenticarsi di me, rimuovermi, e allora mi chiedo: forse è colpa mia? che con questo uso di proteggermi dall’abbandono, di dire in anticipo che tanto sono forte e resisterò, non trasmetto niente?
conoscere una persona mi avviluppa. come se ogni frammento di conoscenza di qualcuno fosse un morsetto che gli do, ancor più che dargli un bacio (che si dice che poi ti passa i suoi anticorpi ed è quello che ti manca quando non lo baci più, diventa una malattia perché tutti gli agenti esterni che eri diventata capace di combattere grazie a quelle gocce di saliva ora circolano indisturbati nel tuo corpo). e magari io invece trattengo ogni minuscolo frammento di me e non metto in circolo l’infezione nel corpo degli altri? come se fossi circondata da una pellicola asettica, un nuovo prototipo di donna invisibile chimicamente purificata?
e dire che la rappresentazione che ho di me è sostanzialmente opposta: mi sembra di esplodere sempre in ogni direzione, come se non riuscissi a trattenermi attorno a un nucleo, ma forse è solo un’illusione e la realtà è che c’è una forza centripeta che mi trattiene nel mio buco nero, piccole manine che afferrano al volo desideri, sospiri, urla, complimenti, amore, domande rivolte all’esterno e li ricompattano dentro al core, altamente funzionante al mio centro.
da ragazzina credevo una cosa: ero convinta che il mondo non esistesse e che le mie percezioni, i miei ricordi fossero tutti stati inseriti nel mio cervello ora da un dio sadico; che se avessi potuto diventare completamente consapevole mi sarei resa conto di essere immersa nel vuoto, al buio, sola e che tutto era una finzione.
è un pensiero terrificante, ma ogni tanto mi prende ancora quando rifletto su quanto, e soprattutto se, riusciamo davvero a entrare in contatto gli uni con gli altri.
c’è qualcuno là fuori?

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

8 Comments

  1. (io sarò di parte, anche se poi in fondo lo sai che non posso essere di parte, che mica ci conosciamo – però, tipo, adesso ti leggo e il segno me lo lasci sì, tipo impronta dei denti – e magari ti viene da pensare, eh, ma poi l’impronta dei denti sbiadisce e se ne va, però no, mica sempre).

  2. Luci

    io non so agli altri, ma a me hai lasciato un piacevolissimo ricordo per quella manciata di minuti che ti ho incontrata.
    e ho un testimone che ti potrà confermare che, a quella cena, sei la persona che mi è rimasta più impressa (non me ne vogliano gli altri, ma è così)…
    non so cosa accada, ma mi pare che ci voglia un abbraccio e una buona dose di “pat pat” sulle spalle (e sul “core”)che – da lontano – ti offro volentieri, ma proprio volentieri!

  3. clumsy

    grazie, a tutti e tre :) vorrei avervi qui, però, che non ci credo mica fino in fondo… eheh

  4. paoloboza

    Io ci sono, anche troppo… A volte ho avuto una impressione simile anche io. Non mi sto immedesimando, non credere, anche se sono sicura che sei senz’altro una che lasci il segno… Ora meno ma quando ero bambino c’é stato un momento in cui ho avuto quella percezione. Come se un teleobbiettivo potentissmo zoommasse indietro partendo da me. Io seduto per terra in garage, intento ad intagliare un pezzetto di legno, un caldissimo giorno di fine luglio, improvvisamente prendo consapevolezza di essere un minuscolo insignificante puntino su una palla di fango. Insignificante e merdosissima palla di fango, in un universo enorme e smisurato. E che io sono vivo e non del tutto privo di intelletto e che riesco ad immaginare una simile pazzia. Sono rimasto sgomento e terrorizzato, e nel capogiro unito ad un forte brivido mi sono quasi tagliato un dito… Ho ancora la cicatrice ma ci sei voluta tu a ricordarmi come me l’ero procurata tanti tanti anni fa. Quella cicatrice ora parla anche di te… Hai visto?

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