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pulviscolo – da Listen to me a Not Enough

ormai sta scivolando via tutto e, non credere, a me questa cosa che tutto scivola via e non rimane più niente, – anche se ci sono abituata, anche se so che è così che funziona e anche se in fondo le sono grata –, a me, a una parte di me fa una tristezza incredibile.
ormai ho eliminato le tracce: le mail, le chat, tutte le foto sono registrate su un cd e buttate in una scatola. i libri che mi hai regalato confusi con gli altri, tra poco non mi ricorderò nemmeno più quali sono. gli oggetti che hai toccato poco a poco si ricoprono di altre impronte digitali e tu smetti di vibrarci dentro. tra un po’, per dire, finirà anche il bagnoschiuma che usavi quando eri qua. è rimasta solo la confezione di ramen, e credo rimarrà lì sulla mensola bianca della cucina, un po’ come i pacchetti di sigarette ammonitori quando si smette di fumare. e poi qualche ricordo, che ogni tanto fa capolino senza avvertire: prima di andare a dormire, camminando per strada, perché leggo una frase in un libro o qualcuno dice qualcosa di evocatore.

quando dicevamo: potremmo andare a quel festival di fumetto, in giro per il mondo; il cameriere che ti faceva simpatia o anche la camerierina cinese dai modi spicci di cui ero gelosa; ti ricordi che dicevi che prima non eri mai stato geloso e con me lo eri? e i concerti al Bloom, al Magnolia, al Leoncavallo, ad Abbiategrasso, all’Atlantide, ti ricordi? ti ricordi quando dicevi che saresti voluto andare a un concerto con me? o che avresti dovuto farmi assaggiare il tuo panino preferito di Londra? e il gelato con la panna a Bologna? ti ricordi i viaggi in macchina che abbiamo fatto? e quelli che ho fatto con te senza esserci davvero? i sorrisoni quando ci incontravamo in stazione e gli occhi lucidi quando ci dividevamo, te li ricordi? e quando dicevi che ci pensavi tu a farmi cambiare che ero troppo nervosa o troppo spendacciona? ti ricordi quando ci parlavamo con le canzoni, te lo ricordi questo? ti ricordi di quando ho scritto di quella mostra e tu mi hai detto che eri contento che ti avevo citato anche se lo sapevamo solo noi? ti ricordi in quanti letti abbiamo dormito? una volta li abbiamo contati. ti ricordi gli abbracci, le mani strette e i baci? e tutto quel che resta e che fa ancora più in fretta a sparire: l’emozione che batteva in petto, le farfalle nello stomaco, la testa leggera, l’energia, la paura, la mancanza, la rabbia, l’ingiustizia, la tristezza? ti ricordi?

i ricordi sono come cenere di vita che si dissolve nell’aria. hai presente quando nei raggi di luce in una stanza vedi la polvere? ecco, così: ogni tanto per caso ne brillerà ancora uno e poi basta. e ormai l’ultima ultimissima cosa che rimane è questo rimpianto da possibilità sprecata e che mi piaceva quello che la gente diceva di noi, tipo che eravamo fatti l’uno per l’altra, anche se alla fine non ci ha mica preso, o che ci assomigliavamo, che a te non piaceva poi tanto. non ci hai nemmeno mai creduto. mi piaceva che avevamo tante cose in comune, ma anche che fossi così diverso da me, ma non abbiamo nemmeno avuto il tempo di capire quanto eravamo diversi e quanto eravamo uguali.
mi piaceva com’era andata: si poteva raccontare.
tutte cose che non costruiscono un bel nulla, lo so, ma è bello pensarci e poi, in fondo, cosa avremmo dovuto costruire?

eccoci qui, all’estrema frontiera prima dell’oblio, e non ti arrabbiare, che poi non dico niente, vedi? non ti devi preoccupare che quasi nessuno sa cosa è successo in quei mesi, non lo collega mica a te, è rimasto tutto nascosto e clandestino, come volevi: rimarrai un fantasma tra queste pagine.
e se invece qualcuno capisce? forse ti arrabbi per questo?, be’, è andata così, o no? magari mi invento tutto, immagino, sogno? cosa conta di più, poi, la Verità o la Realtà? credi non lo sappia?
o è più importante non far del male, come dicevi tu? e sai che non ci ho mai creduto.

tanto la nostra storia così bella da raccontare ormai non si riesce più nemmeno a raccontarla, come le sfingi nella Storia Infinita, che ti fulminano con lo sguardo quando non hai coraggio e il cuore puro, ma poi anche loro si sbriciolano.
puoi stare tranquillo, con i chilometri che ci dividono e gli schermi che abbiamo tirato su per non doverci sbagliare e riprovare. l’hai fatto tu e l’ho fatto anche io: con tutto questo scrivere, per esempio, che pensi non sappia l’effetto che ha?

rimarrà quello, il pulviscolo.
un raggio di sole e ogni tanto un granello di polvere riluce nella stanza buia, magari al mattino o sotto un lampione (succede anche di notte, sai?).
ma il più delle volte con tutto quello che abbiamo da fare nemmeno ci faremo caso, vedrai.

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About the Author

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

2 Comments

  1. Mi ricordo una volta un grande amore. Quando cominciò le dissi: “se è solo un gioco non cominciamolo neanche, non sopravviverei”. Quando finì il motivo fu “che tutto finisce, anche l’amore”. Non sai mai quando un amore ha dentro un meccanismo ad orologeria che scatterà verso l’autodistruzione. Non ci sono garanzie, quelle le trovi solo quando compri la lavatrice. Le storie finiscono e i motivi sono sempre razionalizzazioni false. Uno dei due un bel giorno respira male, non si diverte più, non ha più voglia di vivere la tensione quotidiana di rimanere irripetibile e irrinunciabile per l’altra persona. Il primo dei due che se ne accorge affonda il colpo. Chi prende il colpo diventa una locomotiva dell’amore: viaggia da sola per un bel po’ di chilometri sulla spinta di un motore spento. Durante questo tragitto finale – che rallenta sempre più – dai finestrini, invece del paesaggio scorrono i fotogrammi dei ricordi, di quelli felici e l’incomprensione del motivo per cui siano finiti. Poi la locomotiva, esausta, si ferma. Inizia un periodo difficile. Bisogna andare a piedi sino alla prossima stazione utile, camminando lungo il ciglio dei binari. Alcuni camminano a testa bassa e – sbagliando – tentano di tenersi ancora stretti i ricordi. Altri camminano guardandosi attorno, scoprono nuove forme di vita, cominciano a progettarsi diversi. Ogni tanto un po’ di polvere di quel treno fermo riluccica sotto al sole. Ma c’è tanto di quel sole intorno che quel granello di ricordo rimane pallido e scolorito. “Se il tuo amore è finito non era mai veramente nato” le dissi.

    • clumsy

      stamattina ho la febbre. lo vedo come un segno. di solito funziono così: tiro tiro tiro fino all’ultimo e poi il mio corpo mi chiede rispetto e riposo. guarda caso l’ultima volta che sono stata male risale a quasi sei mesi fa. tutto torna! dormirò tantissimo, prenderò medicine e berrò acqua, rimarrò intontita per qualche giorno, farò moltissima pipì e poi sarò finalmente ripulita.
      un bacio Ars Longa, sei sempre bello da leggere.

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