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Nobrow Press, Luke Pearson e la graphic poetry

e mentre tutti si preparano alla kermesse lucchese, io vi parlo di una cosa che sempre a che fare ha con il fumetto ma che si trova ad anni luce da Lucca Comics and Games ovvero questa casa editrice qui e questo libro qua.

non ho ricordo di come sono arrivata alla Nobrow, ma probabilmente c’entra Facebook, le mie ore di dipendenza dal mezzo e una pesante lavatività. di certo so che è successo questa estate e so anche cosa mi ha colpito di questa casa editrice indipendente, inglese, in attività da nemmeno tre anni: il colore, questi accostamenti a volte psichedelici altri retrò (che significa poi “più retrò” perché anche la psichedelia è ben connotata nel tempo). colori che fanno ricordare certe scelte di altre piccolissime case editrici indipendenti magari del nordeuropa (a Lucerna, per dire, se ne vedono a bizzeffe) che curano ogni singolo titolo maniacalmente e usano tantissimo la serigrafia. e infatti se poi vi girate un po’ il sito della Nobrow, scoprirete che hanno un marchio espressamente dedicato a stampe numerate e serigrafate dei loro libri: la Nobrow Small Press.
e vabbé, tra pupazzetti, carte regalo, quadernucci, tutta quella roba figa che fa tanto hipsterismo e che però immagino aiuti a campare, c’è la rivista Nobrow (primo numero esaurito), libri di illustrazione e fumetti. ovviamente fumetti.

e soprattutto i fumetti di Luke Pearson, come dire un colpo di fulmine visivo per me. Everything we miss è un piccolo gioiellino. bianco, nero e arancione. un arancione che sa essere contemporaneamente caldo e freddo, sempre straniante. La storia: seguiamo il nostro Caronte, quello che si vede in copertina con la faccia triste, mentre si sgretola la sua relazione con la fidanzata, come sempre si sgretolano le relazioni: bene o male senza che ce ne rendiamo conto, con quei piccoli eventi che si colgono solo con la coda dell’occhio e che magari a posteriori riesci a rimettere in fila ma non sai bene come impostare la macchina del tempo, dove andare, per cercare di rimediare.

Miss in inglese è ancor più colloquialmente polisemico che la traduzione letterale in italiano: significa “mancanza” come sentimento (mi manchi tanto, per dire), ma significa anche “mancare” qualcosa, nel senso di perdere un’occasione o non vedere una persona tra tanta gente. ed è attorno a questo doppio significato che ruota tutto il fumetto: quel giorno in cui perdi l’autobus e insieme all’autobus perdi l’occasione della tua vita, le chiamate perse sul cellulare, le persone che perdi e che dopo averle perse ti mancano. e intanto i fantasmi che ci girano attorno, i giganti del lago, i mostriciattoli che spiano la nostra quotidianità.

se si parla tanto di graphic novel io penso si possa anche dire che esiste la graphic poetry, e senza parlare in inglese o cercare facili etichette io son certa che si possa fare poesia a fumetti, senza voler raccontare una storia, ma agendo per associazione di idee ed evocando immagini ed emozioni. bene, Everything we miss è un esempio di tale profondità di analisi dello scorrere imperterrito dell’esistenza, tutto evocato attraverso immagini, giochi di parole, espressioni fugaci del viso, da provocare uno struggimento sublime.

consigliato se avete appena perso qualcuno, consigliato se non volete perdere qualcuno. consigliato comunque perché è meglio tenere gli occhi e il cuore sempre bene aperti.

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Archiviato in:fumetto e illustrazione, scaffale

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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