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L’arcane sans nom

la domenica sera dopo la Bottega ha sempre un gusto strano. si ritorna a casa ebbri, di risate, sguardi, parole, pensieri, birra anche. vita e scrittura.
si ritorna a casa, nel mio caso vuota, silenziosa se non fosse per il ronzio del frigorifero, ora un po’ più sporca e disordinata dopo altre discussioni in gruppo ieri sera.
questo era l’ultimo appuntamento “regolare” prima del grande incontro di dicembre. lo scoglio che spaventa, perché sarà guardare in faccia la Gorgone di quel che siamo come narratori e di quel che siamo riusciti a narrare fin qui e di quel che abbiamo intenzione di far da soli da qui in poi. come abbandondare il nido.
e poi la sensazione che questo anno la Bottega non sia stata per caso. che tanto si sia concentrato sotto il nume della scrittura. amore e disamore, casa e fuga, passione e abbandono. persone nuove, a ogni crocicchio, meravigliose. legami che si creano in un attimo e che crescono lievi e paiono indistruttibili. legami che si distruggono e che forse allora non erano profondi come sembravano. accettazione, rabbia, tenere la posizione, corrente, rispondere a muso duro, farsi modellare. attendere, smettere di attendere. ricominciare e di nuovo ballare e cantare. scavo, identità. un’irruzione di vita, a tratti insopportabile.
eppure il gusto della sfida, e anche il gusto di vedere quanto muore a ogni secondo per lasciare il posto a forme nuove, è inebriante.
bisogna essere saldi come sassolini sul fondo del fiume.

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Archiviato in:scrittura

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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