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Komikazen 2011 – Seth Tobocman

Mentre vi spostate come me verso Ravenna per il Komikazen 2011, vi faccio leggere una lunga intervista che lo splendido Tobocman mi ha concesso per l’occasione. Seth Tobocman è un fumettista di Cleveland ora da decenni di casa a New York, dove è molto attivo politicamente.

Cominciamo con una cosa facile facile: quando hai iniziato a disegnare?
Ho iniziato a disegnare da piccolissimo. In realtà, una maestra dell’asilo mi disse che i miei disegni erano orrendi, cosa che mi fece pensare che disegnare era una cosa davvero importante e che avrei dovuto imparare a farlo. Quando andavo all’asilo, con la mia famiglia passammo un anno all’estero: non capivo niente di quello che diceva la gente e passavo tutto il tempo a disegnare. Tornato negli Stati Uniti era la cosa che sapevo fare meglio e così quando scoprii, un paio di anni più tardi, i fumetti della Marvel e che il nome del disegnatore compariva sulla prima pagina, pensai: “Wow, disegnare fumetti è un lavoro. Ecco cosa farò da grande!”.

Ho letto sul tuo sito che tuo zio (“l’unico altro artista in famiglia tra comunisti, capitalisti, uccisori di poliziotti e professori universitari” cit.) quando seppe che volevi fare l’artista ti disse che non avresti mai dovuto vendere niente, altrimenti avresti smesso di esserlo. Ti senti un artista? Hai mai cercato di tenere fede a questo consiglio?
Mio zio parlava della pressione che si subisce in certe famiglie nell’entrare in campi professionali dove si fanno davvero i soldi, come Legge o Medicina. Una pressione a cui lui aveva ceduto mentre io, invece, ho resistito.
La parola “artista” ha una gran serie di connotazioni culturali: ciò che intendeva lui con “artista”, che è la stessa cosa che intendo io, è qualcuno la cui professione è disegnare. E sì, cerco di esserlo.

 Continua su Lo Spazio Bianco

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Archiviato in:fumetto e illustrazione

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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