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TMLP – Gilles Rochier

[la mia recensione del fumetto di Gilles Rochier che ha vinto il premio per l’autore rivelazione all’ultimo festival di Angoulême, originariamente apparso su Lo Spazio Bianco]

A leggere TMLP può tornare in mente il racconto delle banlieue parigine de L’Odio, il film di ormai quasi vent’anni fa diretto da Kassovitz. Anche qui siamo nella periferia francese e i quartieri fatti di alti palazzoni circoscrivono le vite di centinaia di persone tenute assieme dalla casuale appartenenza a un luogo fisico; ma, a differenza del film, il fumetto è ambientato negli anni Settanta.
Tra le lame di luce e ombra che tagliano il cemento e i boschetti di verde abbandonato, si muovono bande di ragazzini preadolescenti, che battono le strade deserte di adulti, scorazzano in bicicletta, giocano a pallone, spaccano finestre e si ingozzano di mele per smerdare gli zerbini di chi quel pallone glielo buca.Gillou, Jojo, Jean-mi, Tonio esplorano la linea di demarcazione tra un’infanzia ben poco spensierata, ma comunque imbevuta di racconti, fantasmi e archetipi leggendari, e la cruda realtà del mondo adulto, dove gli scatti di violenza sono improvvisi e brutali in un equilibrio altrimenti fatto di gesti di rispetto e omertà.

TMLP, acronimo di “Ta mere la pute” (“Quella puttana di tua madre”, scritta sul muro che compare in uno dei momenti più commoventi della storia), narra proprio di questa età di mezzo, dove tutto dovrebbe essere ancora possibile, ma dove la rabbia tipica dell’adolescenza in certi casi non può far altro che mischiarsi alla rabbia sociale, alla povertà, all’assenza di prospettive reali, in una spirale discendente senza orizzonte di salvezza, provocando quegli atti definitivi che fanno esplodere la vita in mille particelle difficilmente ricomponibili.

TMLP è un racconto dolente, tragico ma insieme lieve, che per molti versi richiama i nostrani Gipi e Reviati, dal disegno in levare simile più al (finto) naif schizzato e distorto di alcune tavole del secondo che al poetico pittorialismo acquarellato del primo, e dalla bicromia di grigi che mima le fotografie sbiadite dal tempo.

Gilles Rochier, autore francese partito con l’autoproduzione Envrac e ormai approdato all’editoria specializzata, ha conquistato a tal punto i francesi da meritarsi il premio rivelazione al recente festival di Angoulême, (premio che ricordiamo essere andato tra gli altri a Baru nel 1985, Dupuy-Berberian nel 1989, Trondheim nel 1994, Guibert nel 1998, Blain nel 2000, Satrapi nel 2001, Vivès nel 2009) e non si può che sperare che quest’opera sia presto tradotta in italiano.

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Archiviato in:fumetto e illustrazione, Lo Spazio Bianco, scaffale

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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