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Reportage da Lucerna: il Fumetto Festival 2012

[articolo originariamente apparso su Lo Spazio Bianco]

Se si tiene conto che l’anno scorso il Fumetto Comix Festival di Lucerna festeggiava un anniversario con un ospite d’eccezione, Daniel Clowes, non stupisce il tono maggiormente in sordina delle mostre di quest’anno.

La ventunesima edizione del festival svizzero, che come sempre copriva due weekend a fine marzo, vedeva anche un cambio ai vertici organizzativi: l’ex direttrice del festival Lynn Kost, curatrice delle ultime cinque edizioni, ha seguito solo i tre nomi di punta del 2012, , Serge Clerc e Raymond Pettibon, preparandosi a lasciare dall’anno prossimo tutto il carico organizzativo a Jana Jakoubek.

Alla Am Rhyn-Haus, antica casa nobiliare situata di fianco al centro informazioni del festival, erano riunite le mostre su due importanti autori della leva anni ‘80 della ligne claire francese: Yves Chaland e Serge Clerc. Entrambi esponenti dello “style atome” , entrambi pubblicati sul Métal Hurlant di Moebius e Druillet, entrambi maestri nel rielaborare una delle icone della bd, . La mostra di tavole originali sottolineava tutta la loro maestria: incredibile dal punto di vista della composizione della tavola, Chaland; estremamente originale e contemporaneo il tratto di Clerc (tra l’altro artista in residenza a Lucerna).

Alla Kunstalle, la mostra di Raymond Pettibon si concentrava sugli ultimi anni della sua produzione, dal 2006 al 2011. Noto ai più per la copertina di Goo dei Sonic Youth, Pettibon approccia oggi le sue opere in modo completamente diverso: da quadri in bianco e nero con disegni al tratto che ricordavano grandi vignette, si è passati ora a una pennellata molto più espressionistica, con uso massiccio del colore e una giustapposizione molto più caotica di immagini e testo. Personalmente preferivo la sua fase precedente (ricordo una bellissima mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 2003), ma i suoi quadri continuano ad avere una grande potenza visiva.

Probabilmente la mia mostra preferita è stata la collettiva curata da Ulli Lust e Kati Rickenbach Damenstammtisch. Seppur molto semplice e forse un tantino pretestuoso il tema (di cosa parlano le donne quando si ritrovano a un tavolo di sole femmine), è la selezione delle nove artiste a rendere interessante l’operazione: si andava dalle più conosciute Vanessa Davis e Gabrielle Bell, a nuove leve del fumetto svizzero-tedesco come le curatrici stesse, Aisha Franz, Caroline Sury e Sharmila Banerjee, a nomi semisconosciuti come Claire Lenkova e Elizabeth Zwimpfer.
L’ultimo numero della rivista svizzera Strapazin raccoglie tutte le storie in mostra, dove gli argomenti “in tavola” erano il sesso estremo, il matrimonio, vita punk e una spruzzata di assurdo e stravaganza, tutto svolto in una godibilissima chiave autobiografica.

Ho trovato deliziosa la minuscola mostra di Anja Vicki con tavole originali tratte da Hast du das Meer gesehen (fumetto squisitamente nordico nella sua surrealtà agrodolce) di cui il Festival Fumetto ha curato la pubblicazione.

Poco altro tra le mostre. Giusto il tempo di segnalare che il consueto premio (tema “in movimento”) era quest’anno affollato di partecipazioni ad alto livello e le mostre Satelliten offrivano come sempre ottimi spunti: tra tutte segnalo Anna Sommer, Maria Eisenächer, Christophe Badoux, Eva Rust e Carla Mosimann, anche se i diversi orari di apertura dei negozi (sabato chiusi alle quattro di pomeriggio, domenica sempre) costringevano alla visione attraverso le vetrine.

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Archiviato in:fumetto e illustrazione, Lo Spazio Bianco

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

4 Comments

  1. Stanno mettendo allo spiedo una balena?
    Io recentemente ho letto “Capire Israele in 60 giorni(e anche meno)” di Sarah Glidden e mi fa piacere che anche nel campo della Graphic Novel le donne comincino a farsi largo

  2. uhm…dici che quello davanti è lo spadone? In effetti è un po’ grosso e non avrebbe senso non usufruirne. Di fumettiste ce ne sono assai ma come in tanti settori se ne parla poco.

  3. clumsy

    sì, è lui, ma poi si capisce proprio dalla storia che è un narvalo :)

    cercheremo di parlarne di più, eheh

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