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Superzelda – Minimum Fax

[articolo apparso su Lo Spazio Bianco]


Superzelda,
come indica il sottotitolo, è la biografia disegnata di un personaggio affascinante e tangente al mondo letterario come la moglie di Scott Fitzgerald.

Zelda, nata ultima di cinque fratelli in una famiglia benestante dell’Alabama, cresce ricca e spensierata, libera e indipendente, lontana da convenzioni e buone maniere. Quando conosce Scott, lui non è ancora famoso, si innamorano e si sposano appena gli viene offerto un contratto di pubblicazione per Di qua dal paradiso.
Zelda e Scott inizieranno quindi a vivere secondo quella modalità estremamente anticonformista che li ha resi famosi come esponenti belli e dannati dell’Età del Jazz: feste, salotti letterari, viaggi in Europa, furenti litigate, qualche tradimento. Si ameranno per tutta la vita, anche da lontano, lui alcolizzato, lei mezza matta, fino alla fine tragica di entrambi negli anni Quaranta del Novecento.

Su sceneggiatura di Tiziana Lo Porto e disegni di Daniele Marotta, Superzelda ha richiesto un notevole lavoro di ricerca durato tre anni. L’autrice ha letto la letteratura esistente, rifacendosi anche ai romanzi e ai racconti di Fitzgerald, che si ispirava direttamente alla moglie per costruire i suoi personaggi femminili; mentre per ricostruire le ambientazioni, i vestiti e le fattezze dei numerosissimi personaggi che vengono citati (da Ernest Hemingway a Isadora Duncan, da Louise Brooks a Dorothy Parker, da John Dos Passos a Pablo Picasso) sono state usate immagini di archivio.

Le vite di Scott e Zelda erano tanto intrecciate da rendere forse inevitabile il risultato finale: Superzelda è in realtà più la biografia del loro amore che una rivalutazione del peso storico della stravagante flapper protofemminista Zelda come forse si sarebbe voluto, vista la citazione di Attilio Bertolucci in esergo che sembra quasi una dichiarazione programmatica (“Ora è venuto il tempo della sua rivincita, che salutiamo con gioia”).

Il ritmo di lettura è accelerato, quasi sincopato; la narrazione avanza didascalia dopo didascalia secondo una scansione cronologica ben visibile, raramente si aprono momenti dal respiro più ampio per descrivere azioni vere e proprie o per riportare aneddoti o dialoghi tra i personaggi (si veda ad esempio il capitolo 8 dove, escludendo pagina 88 e le prime due vignette di pagina 91, si susseguono nove tavole con cambi di scena da vignetta a vignetta, collegate solo dalle incessanti didascalie).
Nelle vignette, che diventano quasi solo illustrazioni al testo (a tratti bellissime, bisogna riconoscerlo), la vita di Zelda procede a scatti, e questo tipo di narrazione può arrivare ad annoiare chi non sia abituato all’irrefutabile ruzzolare in avanti tipico della biografia.

Il disegno varia molto nel corso del fumetto, da uno schizzato quasi scarno e minimalista ad alcune singole tavole in cui il dettaglio raggiunge una definizione maggiore; il tratto si arrotonda e fluidifica in alcuni punti, per assottigliarsi e spezzarsi altrove. Questo fa a tratti dubitare della solidità di stile dell’autore, visto anche il risultato non sempre uniforme delle anatomie e della caratterizzazione dei personaggi principali: l’immagine di Zelda cambia moltissimo, spesso da vignetta a vignetta (v. per esempio pagina 30).

Di sicuro Superzelda è un esperimento più ambizioso di altri nel panorama fumettistico italiano, molto poco abituato alle biografie a fumetti, che indubbiamente selezionano un pubblico elitario; e bisogna riconoscerle la capacità di ricreare l’atmosfera dell’Età del Jazz (gli anni Venti che per altro stanno tornando di moda visivamente) anche grazie all’azzeccato monocromo azzurrino.
Più che come fumetto perfettamente riuscito in sé e per sé, però, Superzelda è godibile e pare assumere preciso significato come contraltare dell’opera di Scott Fitzgerald, che la casa editrice Minimum Fax sta ripubblicando nella sua interezza e in una nuova traduzione.

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Archiviato in:fumetto e illustrazione, Lo Spazio Bianco, scaffale

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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