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Diario 9/10/2012 – Onda di case

Cameron Wittig – Duluth Typologies

Ho sognato case che si accartocciavano fuori dalla finestra della mia camera, a Bologna, quella dove adesso dorme mio fratello N. e ora non ci dorme più neanche lui perché dorme a Recanati. E nemmeno si accartoccciavano, erano come sollevate da un’onda che poi le adagiava a destra. Alcune, la prima di sicuro, mandavano nuvole di calcinacci e polvere, ma molte si alzavano, si inclinavano e si stendevano. E io sapevo che l’onda sarebbe passata anche sotto casa mia, qualcuno urlava perché la casa era piena di gente. Io mi mettevo a terra e guardavo il letto che scivolava verso di me e mi copriva. L’onda passava, la casa si stendeva, senza tanti lamenti. Io poi mi ritiravo su e guardavo fuori dalla finestra. Vedevo pezzi di corpi insanguinati che sporgevano dai muri, altre persone che lentamente si muovevano. Di fianco a me, un ragazzo vestito di tutto punto e con una valigia in mano, usciva da una parete con un salto e se ne andava. I miei fratelli erano  in camera loro, a letto sotto le coperte, illesi. C’era molta altra gente, che non si era fatta niente, tutti a letto. Io dicevo che sapevo che ci si doveva mettere sotto il letto e l’avevo fatto ed era andata bene. Una ragazza antipatica diceva “sì, sì”. Poi arrivava mio padre a controllare che stessimo bene, diceva che era passato a vedere anche la splendida. La ragazza antipatica mi guardava e diceva che doveva essere bello essere protetti e difesi e raccomandati. Io lasciavo la stanza e facevo tutto il corridoio. In cucina, mia madre era stesa su un tavolo. Una ferita nel fianco che stavano ricucendo e un’altra più in basso, gli occhi rossi di sangue. Avevo paura, le dicevo che l’amavo e poi mi svegliavo.

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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