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L’invasione cinese declinata a fumetti da Canicola

[articolo apparso originariamente su Lo Spazio Bianco]

Non pretendiamo di spiegare la Cina, vogliamo solo cominciare a osservare questo grande repertorio di volti, di gesti, di abitudini.

Lo diceva Michelangelo Antonioni nel suo documentario sulla Cina, datato 1972, citato da Edo Chieregato nell’introduzione all’undicesimo numero della rivista Canicola: un’antologia questa volta dedicata a fare il punto sullo stato del nuovo fumetto cinese. E altro nume tutelare di Canicola Cina è Umberto Eco con un’altra antologia curata sempre negli anni Settanta: I fumetti di Mao. Sono passati quarant’anni dal documentario e dal libro, come a confermare l’idea che in Italia spesso si corre il rischio di riempirsi la bocca con i nomi che hanno fatto e fanno la nostra eccellenza e restare poi in superficie senza addentrarsi nelle profondità di quello che hanno ricercato.

Ora che il tempo stringe, arriva a fare il punto su quella che viene chiamata l’invasione cinese questa antologia (servita anche da catalogo della mostra Isole cinesi. Il nuovo fumetto da Pechino a Hong Kong al Far East Festival di Udine 2012). Anche per il fumetto contemporaneo e in questo caso in anticipo, visto che di fumettisti cinesi in Italia se ne sono visti ancora pochi (e non a caso due erano già stati portati in Italia da Canicola: Chihoi con Il treno e Yan Cong con Il sogno dell’elefante).

Ed è un modo per vederla in positivo, l’invasione cinese, foriera di nuovi sguardi e punti di vista. Un’occasione per arricchire il nostro immaginario e un modo per chiudere per una volta fumetti americani e giapponesi, che, loro sì, al momento invadono occhi e cervello. E non per abbandonarsi a un esotismo sterile, ma grazie alla capacità dei racconti, tutti brevissimi, di Canicola Cina di offrire connessioni inedite alle nostre sinapsi.

Le sirene che entrano nel pene dell’uomo tartaruga di Son Ni, per esempio, possono schifare, lasciare interdetti o affascinare, ma di certo smuovono corde nascoste: basta abbandonarsi alla forza di queste immagini che sembrano tatuate sulla carta; lo schizzato infantile di Wen Ling può alla lunga risultare snervante, così come l’intercalare delle sue storie lungo tutta l’antologia scelto da Canicola, ma ci offre veloci scorci critici sul conformismo della società cinese; mentre la storia di Chihoi è forse quella più direttamente accessibile all’immaginario europeo, con la grande libreria dove perdersi in cerca di un significato inafferrabile, tra scheletri e cunicoli con minuscole porticine, come quelle di Alice alla rincorsa del Bianconiglio.

Interessante l’enciclopedia di diversi approcci grafici, dall’inquietante iperrealismo da fotografie ridisegnate di Anusman (il cui tratto ricorda altre conoscenze canicolesche) all’approccio grafico della meravigliosa distopia di Ann Xiao, allo spassosissimo disegno caricaturale di Hok Tak Yeung (già in mostra insieme a Chihoi a Bilbolbul nel 2008), al racconto illustrato dal sapore vintage di Huo Xiaozhi e allo (pseudo) naif colorato di Yan Cong.
A cercare il proprio preferito c’è l’imbarazzo della scelta: personalmente ho adorato i più sognanti, come Son Ni, Lan Lan e Jin Ningning, ma la striscia graffiante sulla scuola per torturatori di Hok Tak Yeung è imperdibile.

Insomma un’operazione unica in Italia, che non nasconde un risvolto politico-culturale; il tutto racchiuso da una bellissima copertina in viola e oro, i due colori che più di altri rappresentano ricchezza, saggezza e mistero.

 

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Archiviato in:fumetto e illustrazione, Lo Spazio Bianco, scaffale

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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