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Bruno/Brondi – Come quando fuori c’è la nebbia

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Se qualcuno mi chiedesse cosa c’è che non va, risponderei che leggo storie di Andrea Bruno da dieci anni. e non che ne abbia scritte molte, o forse proprio per quello, ma la sua cifra è chiarissima: un misto di inquietudine, desolazione, disperazione, vuoto cosmico, solitudine (e potete continuare voi) squarciato a sorpresa da momenti surreali. di quella surrealtà che a ben guardare è però assai reale. momenti magici, visioni, spessissimo legate ad animali, sospensioni di bellezza, presto riannegata nella pania del quotidiano.

a me Vasco Brondi sta simpatico. le poche volte che l’ho sentito parlare in pubblico mi è parso avere una buona dose di spontaneità (e per me rimane un buon criterio di giudizio). quindi ci credo quando dice che ha scritto questa storia pensando ad Andrea. del resto ad ascoltare le sue canzoni, superficialmente, un paragone può venire facile.
solo che poi non è andata, o forse è andata come poteva andare, e l’unico motivo è che Andrea Bruno è un autore completo, con uno sguardo che è solo suo e male si sposa con quello di un altro.

credo che il problema in questa storia sia il troppo spiegato – e di nuovo giudico in base alle storie di Andrea, che potevano migliorare solo andando nella direzione di Andrea. Troppo spiegato già nella storia, e poi di nuovo nella postfazione (che per altro mi pare ben poco “spontanea”), che riracconta tutto quello che non aveva bisogno di essere riraccontato: perché i phone center si spiegano da sé, lo sfiorarsi dei protagonisti è chiaro, e pure il tema dell’andarsene.

e poi manca il surreale.

e così perdono anche i disegni di Andrea. e non è il colore, è la costrizione del dialogo, comunque più serrato che nelle sue storie. l’assenza del silenzio, del campo lungo, delle architetture fatiscenti, dei cieli spenti.
e infatti ogni tanto cerca di aprire, ma si vede che è una specie di fuga prima di tornare all’ordine.

Spero che questo sia almeno un modo per leggere altro di Andrea Bruno, perché, insomma, questa non è certo la sua storia migliore.
e infatti l’ha scritta qualcun altro.

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Vasco Brondi/Andrea Bruno – Come le strisce che lasciano gli aerei – Coconino

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Archiviato in:fumetto e illustrazione

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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