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Roland, l’elefante marino e un festival letterario a Milano

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È iniziato ieri sera Roland, macchine e animali, un festival letterario poco conosciuto (forse per una non adeguata promozione e copertura giornalistica?), che si svolge da tre anni a Milano, in una delle zone più multi-etniche della città a pochi passi da Via Padova.

Da tre anni questo festival, ideato da Marco Peano e Giorgio Vasta, mi offre incontri, lezioni, spettacoli in modo lievemente diverso da tutti gli altri festival a cui sono andata, riuscendo a smorzare l’idea di spettacolarizzazione dell’autore e riportando sul palco scrittura e opera, oltre a riflessioni a largo spettro sull’editoria e sulla cultura italiana.

Ieri sera uno degli appuntamenti più succosi e divertenti – e mi dispiace per voi se ve lo siete perso, segnatevi sull’iPhone di controllare il programma dell’anno prossimo – Stomaci, un’idea nuova per far parlare di sé e della propria opera due autori. Tralasciando chi si è alternato sul palco negli anni (comunque tutti autori italiani di altissimo livello), ieri c’erano Antonio Moresco ed Ermanno Cavazzoni.

L’idea è semplice ma efficacissima: prendendo spunto dall’elefante marino Roland dello Zoo di Berlino, che morto per ingestione di oggetti rivelò nel suo stomaco un numero impressionante delle cose più strane, viene chiesto agli autori di portare alcuni oggetti a cui sono particolarmente legati e di parlarne, rivelando così le connessioni tra quegli oggetti e le creazioni immaginifiche che hanno creato o stimolato.

Il messale di Antonio Moresco o le cartoline da Mauthausen di Cavazzoni mettono così in moto il racconto di ricordi, riflessioni, debolezze, ossessioni, ben illustrando il cortocircuito tra vita personale e pagina che sta dietro alla creazione letteraria.

Il festival Roland continua per tutto il weekend, se siete a Milano io ci farei un passaggio. Io ne torno sempre riconciliata con la cultura italiana e con le persone che ci lavorano. Forse c’è speranza.

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Archiviato in:editoria e dintorni

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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