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Autobiografia, autocritica e autostima. L’ultimo libro di Violetta Bellocchio

Se in questi giorni dovessi consigliare un libro, non sarebbe né un fumetto, né un libro per ragazzi. Ovunque, sia di persona sia sui social, consiglio l’ultimo libro che ho finito e che mi ha strappato il cuore.

Si chiama Il corpo non dimentica e l’ha scritto Violetta Bellocchio, una donna che ha forse solo due anni più di me, ma che sento vicina anche per altri motivi, dopo averla letta.

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Una premessa: negli ultimi anni mi sono avvicinata molto alle autobiografie letterarie. Se in campo fumettistico, forse per il periodo in cui ho iniziato a leggerne, l’autobiografia è sempre stata tra i miei interessi, in campo letterario vivevo un pregiudizio, quello dell’ombelicalismo, che durante i miei anni di studi universitari e poi durante le prime esperienze nel lavoro editoriale veniva visto come il male assoluto. Giustamente. Tra l’autobiografia in senso pieno e l’ombelicalismo passa la stessa differenza che passa tra l’essere scrittori e non sapere nemmeno da che parte cominciare e limitarsi a scrivere il proprio diario.

Dell’autobiografia mi ha sempre affascinato il preventivo rifiuto di quell’impasto di realtà e finzione, fino alla fine inscindibile, che credo precipuo di ogni scrittura. Rifiuto che però, mentre ti viene sbattuto in faccia, non potrai, tu lettore, fino in fondo verificare. è quindi una rottura preventiva della sospensione dell’incredulità, anzi: un chiarimento del patto a priori (quel che ti racconterò è tutto vero, è un’autobiografia), che in realtà potrebbe benissimo nascondere una realtà più o meno romanzata.

Senza contare che frequentando da vicino la scrittura mi sembra di comprendere bene le difficoltà davanti a cui ti mette un’autobiografia, che si ritiene (a torto) assai semplice da scrivere. Se leggerete il libro della Bellocchio, ma anche (per dire) i libri di Mauro Covacich, penso che esercitando un po’ il vostro talento empatico capirete subito quello che intendo. Sventrarsi in pubblica piazza può essere visto come un atto di narcisismo spettacolaristico (e non nego che in parte possa esserlo) ma da qui a dire che sia un atto da tutti i giorni, soprattutto quando le tue budella narrano una storia di alcolismo (o di tradimenti inflitti), penso ce ne passi.10177895_10152087543767694_1881959479360877038_n

Tra l’autobiografia e l’ombelicalismo sta la struttura: come governare la materia informe dei ricordi, delle emozioni, del quotidiano sempre uguale (seppur nel dramma)? La Bellocchio anche qui ci dà una lezione. Il trucco è semplice, per certi versi: la psicanalista mi ha detto per 28 giorni di non fare nient’altro che scrivere per associazioni libere su una parola. Le parole sono, tipo, vergogna, liberazione, salute, amore, famiglia… La Bellocchio dell’autobiografia prende la penna nella sua casa al mare, dove si è rinchiusa col padre in un agosto di canicola, e comincia a scrivere. In questo modo c’è una cornice, una struttura, molto lasca ma che offre dei punti cardinali per l’orientamento, dentro cui può muoversi la massa magmatica delle viscere della scrittrice. In questo modo il continuo saltare avanti e indietro in quei cinque anni di dipendenza dall’alcool e poi di nuovo a oggi e poi ancora più indietro quando c’era solo la bambina schiva Violetta o l’adolescente brutta Violetta non provoca il mal di mare al lettore, ma anzi incalza e sospinge di giorno in giorno, di parola in parola, di capitolo in capitolo.

Il corpo non dimentica è un autobiografia, il racconto di cinque anni di un’alcolista, la psicanalisi di una dipendenza e, anche, è un libro sul corpo. L’importanza di questo tema sta tutto nel titolo e ritorna più volte, continuamente, punteggiando tutta la narrazione di sé della Bellocchio. Ed è, con il suo rifiuto di ergersi a tema appunto, una descrizione universale di cosa voglia dire non accettare la propria pancia, la propria faccia, i propri istinti, le proprie motivazioni, le proprie debolezze. E cosa vuol dire a un certo punto decidere di abbandonarsi a un amore più grande, come lo chiama la scrittrice, che in questo caso è l’alcool. Corpo, accettazione, abbandono, dipendenza, ritorno a sé, rifiuto, vita, schifo, vergogna, etc. Un balletto che in molti riconosceranno perché è intimamente umano. E per questo, io dico, va rispettato senza giudizio.

E va rispettata, per me, la grande prova di scrittura di Violetta Bellocchio. Il coraggio nel scrivere un libro così e la grande intelligenza e sapienza e bravura che ci sono volute per farlo uscire così perfetto. Leggetelo.

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Violetta Bellocchio – Il corpo non dimentica – Strade Blu Mondadori, 2014

 

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Archiviato in:fiction e non fiction, scaffale

About the Author

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

4 Comments

    • clumsy

      non è un libro semplice, è molto duro. spero però che ti piacerà, fammi sapere.

  1. Arrivata a circa metà lettura comincia a farsi largo dentro me una lieve sensazione di disprezzo. Quando capirò da dove viene proverò a spiegarlo.

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