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Una sfida (minimal) – giorno 2

Come è andata ieri?
Considerato che sono una dormigliona e quando posso riesco a dare il meglio di me, ieri non ho avuto poi così tante ore offline come sarebbe stato in un giorno lavorativo normale, ma l’esercizio si è fatto sentire lo stesso.

Al cimitero Monumentale

Al cimitero Monumentale

Sono andata a fare una passeggiata, in un posto di Milano che non avevo mai visto, ed è incredibile rendersi conto di quanto una semplice operazione come questa sia ormai permeata di abitudini social e connesse: consultare una mappa, rispondere a una domanda estemporanea grazie a Google, condividere una foto. Alla fine ho fatto un errore nel più stupido dei modi, rispondendo a mia madre via WhatsApp, ma anche questo dimostra come eliminare certe abitudini sia più facile a dirsi che a farsi.

I vantaggi:
un certo senso di ampiezza, versus la costrizione che, se si sta ben attenti, si percepisce a stare 24h su 24 connessi. Ho guardato di più, camminato di più (complice, certo, la bella domenica di sole), letto di più.

Gli svantaggi (o meglio, i dubbi):
in un giorno lavorativo sarebbe pressoché impossibile stare lontani dalla mail o dalle ricerche su internet.

I propositi:
certo, a centellinare la presenza sui social e lo stalkeraggio di vite altrui ci si guadagna: in tempo, in nervi rotti, in spazio mentale. Senza essere talebana, quindi, una maggiore attenzione a come utilizzo il mio tempo la metterò.

Oggi
Ho già completato il mio compito.

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Da qualche anno ho una relazione on/off con la meditazione. Da yogini da più di otto anni l’ho sfiorata più volte, ma incredibilmente è proprio grazie a internet e al mondo digitale che ho finito per praticarla di più. Anche stamattina, appena sveglia, mi ci sono dedicata attraverso un’app, diversa da quella che viene consigliata da Anuschka di Into Mind: Buddhify.
La volevo da più di un anno (e in questo modo ho messo a tacere la vocina che mi chiedeva dove fosse andato a finire il proposito minimalista: il mio desiderio è stato messo alla prova per un tempo sufficiente), perché mi sembrava semplice e colorata, e alla mattina appena sveglia entrambe le caratteristiche aiutano.
Certo, per usarla, bisogna sapere abbastanza bene l’inglese, e una piccola infarinatura di cosa sia la meditazione non guasta, anche se io riassumerei in “cinque/dieci/x minuti in cui mi fermo, faccio qualche respiro e ascolto”.

Quello che lascia la meditazione è, di nuovo, una sensazione di ampiezza, di spazio liberato e, nella sostanza, di libertà. Per quindici minuti, rubati alla mattina ancora mezza addormentata, mi sono seduta sulla poltrona, il gatto mi ha raggiunta, e ho ascoltato.

Poi mi sono alzata, ho fatto colazione e la giornata è iniziata.

A domani

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sono inquieta e pigra; un’ultra indipendente dal cuore tenero; sono timida e snob, sgarbata e sorridente, pensierosa e volatile, insicura e superba. sono tante cose insieme e spesso nessuna che conti davvero. ho un fascino a me nascosto che inspiegabilmente fa sì che la gente si ricordi di me. il più delle volte vorrei essere invisibile, ma ho un amore a tratti corrisposto per il palcoscenico, il più bel posto del mondo. ho il musetto da bimbetta ma le mie spalle sono larghe. tra tanti ho un desiderio e tra infinite un’idea fissa: permettermi il lusso di fare il lavoro che mi piace.

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