raccolta di vecchi stupidi scritti

questa è una pagina in aggiornamento praticamente continuo. per lo più sono frasi d’amore.
 
(2 ottobre 2005)

ultimi giorni di scrittura tesi,
(c’è chi dice che li rimpiangerò)
su questo ometto qui:

insegnava l’eterno divenire delle cose, il loro fluire inarrestabile.
vorrei essere uno spirito libero,
vorrei non legarmi troppo a cose, luoghi, persone.
non rimuginare troppo sul passato.
non progettare il futuro.
accettare che gli amori finiscono,
che le persone si allontanano,
che niente è eterno tranne il cambiamento.
e invece sono ossessionata dalle date, dai passaggi che segnano la mia vita.
periodicamente, a capodanno, il giorno del mio compleanno, o in qualunque altro momento che mi sembra segni il passo,
taglio la mia vita a fette, traccio diagrammi.
bisognerebbe essere fatti di gomma
non di vetro
non di ferro.
bisognerebbe affidarsi e regalarsi, ma rimanere saldi.
bisognerebbe calciare via i ricordi
e ricominciare da zero ad ogni istante.
vorrei essere capace di gridare il mio disprezzo
vorrei essere capace di fare del male profondo
vorrei lasciare ferite non rimarginabili, evidenti
cicatrici, dita spezzate, bruciature.
e vorrei essere capace di legare
a me.
ma tutto è informe
non si fa legare
il fluire non rispetta
e nulla si può promettere.

(23 ottobre 2005)

una bruciatura sul fianco
nascosta da strati di lana pesante
impronta di un possesso acerbo
posato per caso
accompagna a casa il mio desiderio
a inseguire col dito trame di lumaca

——————————————

mAnco

Conosco
la forma della schiena al mattino, curva sulle lenzuola blu
luce tra i tigli, gialla
odore di tigli, dolce.
La grana
larga della pelle.
L’allontanarsi delle braccia dal corpo
all’indietro come donna.
Conosco
i movimenti lenti,
l’imbarazzo.
Sempre avvertito
brancolare sull’abisso.
E volerlo.
Lacrime salate
a fissare un punto preciso
tra scapole
di un altro troppo altro.

(3/3/2011)

con l’età si diventa difficili, ci si concentra sull’astratto e si dimentica il fisico, che forse per altro si è sempre dimenticato e diventa irrecuperabile.

quanto aspettare per rincorrere una possibilità? quando il sogno cede definitivamente il passo alla realtà? perché si continua a cercare l’esclusiva sapendo che la si perderà? quando si deve buttare la spugna? quando si perde l’interesse? cosa succede? quando si trova l’interesse? come succede? quanto è fragile?

(26/3/2011)

DaLindau Poem

Passare la sera a mangiare biscotti,
lavorare sdraiata di sghembo sul divano,
una birra con gli amici, un paio di rimbrotti
a tratti il pensiero che fugge lontano.

La musica scorre sopra le automobili,
mi porta in giro per le vie di Milano;
combatto e mi godo i miei piedi troppo mobili,
continuo a sognare di sfiorare una mano.

(3/5/2011)

zucchine grigliate

zucchine grigliate
sul ripiano del frigo e non poterle mangiare,
ormai cibo tuo, preparato da te per te.
le fai diverse e da ora mangerò solo le mie,
preparate da me per me

la loro vista più di ogni altra cosa cristallizza la distanza,
i dieci passi che ora dividono le nostre stanze, i nostri letti,
al plurale.

là il mio senso di colpa ti immagina morto,
il dolore che sboccia come ferita sulla tua pelle.
mi concedo il pensiero per il tempo di un caffé
poi ricomincio la corsa.

(18/5/2011)

una casa

pane secco pennelli di vernice pile di libri e scatole
radio e luce accesa nel bagno abbandonato di fretta
ora la vasca straborda d’acqua e sapone
nella valigia le mutande sporche e qualcosa di importante

musica a incatramare i pensieri
e fumo per il respiro
tutti neri i ricordi mancando la calce.

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3 Comments

  1. silvia

    Che bellezza! Tu che t’infrangi nell’opera del grande Girasole – e mi fai scoprire quello che pensa, prova, vive l’artista che tanto amava e tanto odiava. Vorrei fare il desueto copia/incolla. Mi fermo. Aspetto un po’. Penso: lo trascrivo a mano, per me il tuo scritto è manocuorescritto. Mi permetti di sfiorare, qui e ora la tua mano? Van Gogh
    Mi dirai o non mi dirai s’è accaduto che tu l’abbia in qualche mistero delle cose che accadono, avvertito.
    Sono Silvia, silvia e basta e poco ancora so di me, ma ciò lo so, mi ritrovo bene dentro il tuo Amore, (della vera me.) Queste tue parole mi ricongiungono. Leggo finalmente quello che voglio dire, con discrezione, al mio più caro amico, alla mia più cara amica. Nel sussurro di un improvviso silenzio
    nella terrazza dove sono con un clown care dottoressa Fantasia. Ma quell’attimo là è ora già trascorso. Ora sono qui e lo sussurro solo per me, e una goccia di lacrima salata madre – perla di ogni donna, o essere che fu a volte ferito, ma anche consolato all’improvviso, come i tuoi versi ora fan con me, scivola sulla gota. Asciuga questa lacrima, Silvia. Il tuo marito peruviano è partito, ti sei separata legalmente, l’insalate sono nel cesto con i ravanelli e le ultime zucchine, e anche loro son partite.
    Van Gogh e Elena siete tanto giusti…
    Con simpatia perché non oso dir di più ciao Silvia

  2. silvia

    2/11/12
    Si, grazie, asciugo quella lacrima. Non si può annegarsi così. Fa tanto, troppo male, a tutti, a noi.
    Così ora ti vedo fluttuare in una marea di infanzia. Un po’ di nausea, può essere, un po’ di spaesamento. Eppure tutti noi ti abbiamo dato, e non solo a te, una meridiana e bussola da taschino, così che sempre tu sappia dove sei e Dove sei.
    Un abbraccio caro.

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